La Corte Suprema Usa a maggioranza conservatrice regala un'importante vittoria al presidente Donald Trump e ai repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato. I saggi hanno dichiarato incostituzionale la mappa di voto della Louisiana che creava un secondo collegio a maggioranza afroamericana. Una decisione che di fatto infligge un duro colpo allo storico Voting Rights Act del 1965, la legge che vieta le discriminazioni nel voto promulgata dal presidente Lyndon Johnson e considerata il fiore all'occhiello del movimento dei diritti civili americani.
I saggi hanno bollato la mappa della Louisiana "incostituzionale" con sei voti a favore, quelli dei saggi conservatori, e tre contrari. Leggendo l'opinione della maggioranza, il giudice Samuel Alito ha chiarito che il Voting Act Rights non richiedeva alla Louisiana di istituire un ulteriore distretto "rappresentativo di una minoranza e per questo la mappa rappresenta una "manipolazione dei collegi elettorali incostituzionale". A suo avviso la decisione è solo un aggiornamento di norme di 50 anni fa. Dando voce all'opposizione, Helena Kagan ha notato come l'opinione della Corte va a erodere una legge storica, continuando il suo processo di smantellamento iniziato anni fa. Così "si comprometterà il diritto fondamentale sancito dal Congresso all'uguaglianza razziale nelle opportunità elettorali", ha sostenuto, denunciando che la maggioranza apre la strada alla possibilità che uno stato possa "senza alcuna conseguenza legale diluire sistematicamente il potere di voto dei cittadini appartenenti alle minoranze".
La Casa Bianca brinda alla decisione. "È' una vittoria completa e totale per gli elettori americani", ha dichiarato la portavoce Abigail Jackson. "Il colore della pelle non dovrebbe determinare a quale distretto congressuale si appartiene. La Corte ha posto fine all'abuso incostituzionale del 'Voting Rights Act' e ha tutelato i diritti civili", ha aggiunto.
Dai democratici si è alzato invece un coro di condanne. "È un passo indietro", ha osservato la sindaca liberal di New Orleans, Helena Moreno. La decisione "stravolge generazioni di progressi conquistati a fatica", ha denunciato la deputata democratica Suzan DelBene. "La Corte Suprema ha tradito gli elettori afroamericani e la nostra democrazia", concedendo "ai politici corrotti la licenza di frodare il sistema mettendo a tacere intere comunità", ha tuonato Derrick Johnson, il presidente della National Association for the Advancement of Colored People, una delle prime e più influenti associazioni per i diritti civili Usa.
La decisione arriva mentre è in corso una battaglia per ridisegnare le mappe elettorali degli stati americani a favore di un partito o dell'altro per le elezioni di novembre. Ad iniziarla, su pressione di Trump, è stato il Texas favorendo i conservatori. Poi sono seguite la California e la Virginia con mappe favorevoli ai democratici. Ora la parola è della Florida: il governatore Ron DeSantis ha presentato la sua proposta che, se approvata da Camera e Senato statali, regalerà 4 seggi in più ai repubblicani al Congresso.