Nella Germania di nuovo in stallo, a causa dell'impatto della guerra in Iran sull'economia, i conservatori della Cdu e della Csu si sono incontrati oggi a Berlino per accelerare sulle riforme, che il governo tedesco intende portare avanti, ovvero quella delle pensioni, quella del fisco e quella della sanità.
Per l'Unione il tempo stringe e il cancelliere Friedrich Merz deve anche fare i conti con le resistenze dell'alleata Spd: c'è chi parla di una "settimana decisiva" per la squadra del cancelliere. A ciò si somma l'avanzata impetuosa nei sondaggi dell'ultradestra dell'AfD. "Abbiamo fatto molto, ma non siamo ancora dove dobbiamo essere", ha affermato il Kanzler a margine, incontrando la stampa in serata, quando ha definito fra l'altro "molto difficile" la situazione generale in cui si trova la locomotiva europea.
Entrando nel merito, Merz ha spiegato: "Siamo nella fase finale delle consultazioni all'interno della coalizione. La riforma sanitaria è stata praticamente completata questa mattina". Il cancelliere è convinto che il pacchetto di misure di risparmio per l'assicurazione sanitaria pubblica e i punti chiave del bilancio 2027 saranno approvati dal Consiglio dei ministri questo mercoledì, come previsto. Il disegno di legge della ministra della Salute Nina Warken (Cdu) prevede che l'anno prossimo le casse malattia pubbliche vedano alleggerito il proprio carico di 19,6 miliardi di euro (18,05 miliardi di franchi). L'attenzione è rivolta al contenimento delle spese per studi medici, cliniche e settore farmaceutico, ma anche a ticket più elevati per i farmaci e a limitazioni della copertura assicurativa per i coniugi.
La riforma delle pensioni arriverà invece quest'estate: "La poteremo in Parlamento", ha chiarito Merz, lasciando aperta anche la possibilità di un'approvazione prima delle ferie. L'anno prossimo toccherà alla riforma del fisco, ha poi rammentato. Il capogruppo dell'Unione Jens Spahn ha affermato che tali riforme strutturali sono passi necessari "per fare la differenza per la Germania, ma soprattutto per riconquistare la fiducia". Il governo nei giorni scorsi ha dimezzato le stime della crescita, prevedendo per il 2026 uno 0,5% del Pil, e nel contesto della crisi energetica cresce il malcontento fra le imprese e la cittadinanza.