Si è insediata il 25 marzo scorso dopo essere stata nominata - prima donna nella Chiesa anglicana - come nuova arcivescova di Canterbury il 3 ottobre 2025. E oggi varcando il Palazzo apostolico vaticano non si può dire che il colpo d'occhio non ci sia stato: il Papa che stringe la mano a una vescova che come primate della Chiesa anglicana è quasi una sua omologa (il capo supremo degli anglicani è comunque da Enrico VIII in poi il sovrano d'Inghilterra, in questo caso re Carlo) è a suo modo una istantanea storica.
Questioni di genere a parte, Leone e l'arcivescova Sarah, che è sposata e ha due figli, hanno avuto vari nodi di cui discutere a margine del loro primo solenne incontro che oltre all'udienza privata ha contemplato una preghiera comune nella cappella di Urbano VIII. "Sarebbe scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire", ha detto Leone citando la storica "Dichiarazione comune" del 1966 quando l'arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI, annunciando il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici, posero la pietra miliare per il "ristabilimento della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale", dopo lo scisma risalente a Enrico VIII.
"Certamente un cammino ecumenico complesso", ha aggiunto papa Prevost, rispetto al quale "sebbene siano stati compiuti molti progressi su alcune questioni storicamente controverse", negli ultimi decenni sono emersi anche "nuovi problemi, rendendo più difficile discernere il cammino" verso l'unità. "Tuttavia - ha assicurato il Pontefice che proprio l'unità ha posto in cima alla sua agenda - non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di sfruttare ogni possibile opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo", "le divisioni tra cristiani - ha denunciato - indeboliscono la nostra capacità di essere portatori di pace".
"Nel mondo di oggi, di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri", ha detto da parte sua l'arcivescova Sarah che ha portato in dono a Leone un'antica copia del "Dream of Gerontius" di san Henry Newman, cardinale di origine inglese di recente proclamato proprio da Leone Dottore della Chiesa.
Un simbolo della volontà di sottolineare più gli elementi comuni che quelli di divisione mentre resta però insoluta la sfida della piena comunione a partire dalla questione principe, quella per cui la Chiesa cattolica considera "assolutamente nulli" gli ordini sacri degli anglicani, (se dei sacerdoti anglicani vogliono essere anche cattolici devono essere ordinati di nuovo).
A rendere il cammino ancora più complesso anche i forti cambiamenti nel frattempo intervenuti all'interno delle due chiese e soprattutto in quella anglicana che dal 1994 ha aperto all'ordinazione delle donne. Inoltre, attualmente, la stessa primate britannica ha espresso una linea meno intransigente sull'aborto mentre Leone sul tema è nel solco dei Papi precedenti.
Si guarda comunque agli obiettivi comuni in particolare nel campo sociale e umanitario, avendo bene in mente le urgenze e le sfide del tempo presente con le guerre in corso: l'arcivescova Mullaly è tra quanti hanno espresso con più convinzione solidarietà a Leone quando è stato attaccato su Truth dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.