Restrizioni su trasferimenti intra-aziendali, blocco dei nuovi ingressi nella ristorazione, requisiti linguistici e rincari fino al 30%
Le ultime regole colpiscono in particolare i trasferimenti intra-aziendali, che alla fine dello scorso anno riguardavano circa 19 mila residenti stranieri in Giappone. In precedenza, nella maggior parte dei casi era sufficiente una prova generica del rapporto di lavoro: ora le autorità potranno verificare con maggiore precisione la situazione occupazionale d'origine, dall'iscrizione alla previdenza sociale all'estero, alla registrazione dell'azienda.
L'obiettivo dichiarato è prevenire abusi del sistema e garantire che le attività svolte siano coerenti con il visto ottenuto. Analisti segnalano come l'esecutivo stia adottando strumenti e retorica simili a quelli sperimentati dall'amministrazione Trump, puntando a consolidare il consenso delle fasce più conservatrici. Già nell'ottobre scorso Tokyo aveva innalzato in modo significativo i requisiti per i visti destinati ai manager stranieri, aumentando il capitale minimo richiesto e imponendo vincoli sull'occupazione di personale locale. A ciò si aggiunge l'introduzione di requisiti linguistici per diverse categorie professionali, segnale di una volontà di selezionare in modo più rigoroso la forza lavoro straniera.
L'indicatore più evidente della svolta restrittiva arriva tuttavia dal blocco dei nuovi ingressi nel settore della ristorazione, con la sospensione del rilascio dei certificati di idoneità per i lavoratori qualificati stranieri dopo il rapido avvicinamento alla quota massima di 50.000 unità. Si tratta della prima volta che scatta una limitazione di questo tipo dall'attivazione del programma nel 2019, nato proprio per fronteggiare la carenza cronica di manodopera in una ventina di settori strategici. A completare il quadro, anche l'aumento significativo dei costi per il rilascio e il rinnovo dei visti per residenti stranieri, con rincari fino al 20-30%, a seconda della tipologia.
La stretta arriva in un contesto strutturalmente complesso, con il Paese che continua a fare i conti con l'invecchiamento della popolazione e la riduzione della forza lavoro, fattori che negli ultimi anni avevano spinto ad aperture graduali verso l'immigrazione qualificata. Sotto la leadership di Takaichi, invece, fanno notare gli osservatori, l'orientamento politico sembra essersi spostato verso una maggiore enfasi su sicurezza, controllo e sovranità del mercato del lavoro.