Attacchi inediti e incertezza sul futuro politico. L'offensiva dei jihadisti legati ad al Qaida, alleati alle comunità separatiste dei tuareg del nord desertico, sta seminando caos e nuove violenze nel tormentato Mali, mettendo a dura prova la sicurezza in questo nel Paese dell'Africa occidentale, guidato da una giunta militare, e già segnato da anni di instabilità politica e colpi di Stato.
Le forze jihadiste del Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (Jnim) insieme al Fronte di liberazione dell'Azawad (Fla) un gruppo separatista che rivendica questo territorio nel Mali settentrionale, hanno razziato nelle scorse ore il nord del Mali per proseguire poi al sud avvicinandosi alla periferia della capitale Bamako, lasciandosi alle loro spalle una scia di violenze e sangue.
Vittima eccellente dei raid un alto esponente del governo, il ministro della Difesa della giunta militare, Sadio Camara, 47 anni, ucciso in un attacco con autobomba contro la sua residenza a Bamako. Un parente di Camara ha riferito che, oltre al ministro, almeno altri tre membri della sua famiglia sono morti nelle stesse circostanze. Nel bilancio degli scontri si contano anche 16 feriti tra civili e militari e "danni materiali limitati".
Il mistero aleggia invece sulla figura del generale Assimi Goita, capo della giunta, che non è stato visto e non ha neanche rilasciato dichiarazioni pubbliche dall'inizio delle ostilità. Una fonte della sicurezza maliana ha dichiarato all'Afp che ieri sarebbe stato "evacuato da Kati e si troverebbe in un luogo sicuro" presso un "campo delle forze speciali" vicino a Bamako. A sostenere l'esercito di Bamako sono intervenuti i mercenari russi dell'Afrika Korps, un'organizzazione paramilitare russa controllata da Mosca, che avrebbero abbandonato Kidal, città ora controllata dalle forze ribelli.
In risposta agli attacchi, il livello di allerta è stato innalzato nel Paese, sono stati imposti coprifuoco, i pattugliamenti sono stati intensificati e i posti di blocco rafforzati in tutto il Paese. L'alleanza fra jihadisti e tuareg e la loro avanzata gettano incertezza sul futuro della giunta al potere a Bamako. Non è chiaro se i militari riusciranno a contenerli e quale sarà il futuro di questa regione considerato che le forze francesi si sono ritirate e l'operazione dell'Onu Minusma è stata chiusa due anni fa.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha condannato "l'estremismo violento" e si è detto "profondamente preoccupato dalle notizie di attacchi in diverse località del Mali". Anche l'Ue si è mossa sulla stessa linea esprimendo la sua "piena solidarietà al popolo maliano. Ribadiamo la nostra determinazione nella lotta al terrorismo, nonché il nostro impegno per la pace, la sicurezza e la stabilità in Mali e in tutto il Sahel".