Leone XIV richiama il messaggio di Papa Francesco, denuncia disuguaglianze legate al petrolio e annuncia la visita al carcere di Bata
Il Papa arriva in Guinea Equatoriale, piccolo Paese africano "seduto" sul petrolio, con un alto PIL pro capite ma anche con una sperequazione, come in tanti Stati dell'Africa, tra chi ha molto e chi non ha praticamente nulla. È a Malabo che Leone XIV torna a parlare dei conflitti, generati sempre dal desiderio di mettere mano sulle ricchezze di altri.
"La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all'autodeterminazione dei popoli", ha detto nel palazzo presidenziale dallo stile coloniale al centro di Malabo, che fino a pochi mesi fa era la capitale del Paese, per poi cedere il ruolo alla nuova "Città della Pace".
Leone XIV, nel suo primo discorso in Guinea Equatoriale, ricorda Bergoglio. "Faccio mio l'appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: 'Oggi dobbiamo dire no a un'economia dell'esclusione e della iniquità. Questa economia uccide'". Prima di atterrare, nel volo tra l'Angola e la Guinea, Prevost, conversando con i giornalisti, aveva sottolineato come Francesco abbia "donato molto alla Chiesa", sottolineando "la vicinanza ai più poveri, ai più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani" e mettendo in evidenza soprattutto il messaggio di misericordia al quale dedicò un Giubileo straordinario aperto proprio in Africa (a Bangui, Repubblica Centrafricana) il 29 novembre del 2015.
In scia con Francesco, Papa Leone XIV torna a chiedere giustizia ed equità. Ad ascoltare le sue parole sono le principali autorità del Paese. "Un discurso muy franco", un discorso molto franco, commenta un notabile all'uscita del palazzo. Tutto il discorso di Prevost ruota proprio, ancora una volta, su questa sperequazione nella società, in questo continente dove alcune potenze straniere, tra le quali la Cina, proprietaria a Malabo anche dei migliori alberghi, ha cominciato a radicare la sua presenza.
"La rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica", avverte Leone XIV.
Cita anche Giovanni Paolo II che nel 1982 aveva visitato, unico Pontefice prima di Leone, questa terra, e che aveva detto che il presidente è "il centro simbolico al quale convergono le vive aspirazioni di un popolo". Ad accogliere Giovanni Paolo II era stato Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, lo stesso che oggi ha accolto Leone.
È in carica da 46 anni ed è il presidente che detiene il potere da maggiore tempo non solo in Africa ma nel mondo. È al potere ininterrottamente da quando, nel 1979, guidò il colpo di stato che rovesciò suo zio Francisco Macías, primo presidente della Guinea Equatoriale dopo l'indipendenza dalla Spagna, nel 1968. Vincitore delle ultime elezioni presidenziali del novembre 2022 con il 94,9% dei voti, "Obiang - sottolinea Nigrizia, il portale dei Comboniani, missionari che ben conoscono il continente - è la figura di spicco di un regime accusato ripetutamente di essere liberticida e di sopprimere sistematicamente ogni tentativo di opposizione democratica".
E molti di questi oppositori sono in carcere. Domani Leone ne visiterà uno, quello di Bata, noto per essere un carcere duro, e che l'Italia ha conosciuto dieci anni fa quando si sollevò il caso proprio delle condizioni disumane di un imprenditore italiano, Roberto Berardi, che poi, dopo due anni di detenzione, fu liberato nel 2015.