Arresti e blocchi social dopo la tragedia. Indagini in corso.
Un ragazzo di 14 anni ha aperto il fuoco in una scuola turca, causando la morte di nove persone. Secondo le autorità, il giovane aveva pianificato un attacco su larga scala. In seguito alla sparatoria, 162 persone sono state arrestate e oltre 1000 account sui social media sono stati bloccati in relazione agli eventi di ieri e del giorno precedente.
Le indagini hanno rivelato che nel computer del sospettato era presente un documento datato 11 aprile 2026, in cui si indicava l'intenzione di compiere un'operazione di grande portata. La polizia turca ha inoltre scoperto che il ragazzo aveva reso omaggio a Elliot Rodger, autore di un attacco misogino negli Stati Uniti nel 2014, utilizzando un'immagine di Rodger come profilo su WhatsApp.
Rodger aveva causato sei morti e 13 feriti a Isla Vista, California, prima di suicidarsi. Aveva definito il suo attacco una "punizione" per le donne che lo avevano respinto.
Il padre del giovane, un ex ispettore di polizia, è stato arrestato e posto in custodia cautelare. Il 14enne è deceduto, ma non è chiaro se si tratti di suicidio o di un evento avvenuto nel caos, come riferito dal governatore della provincia di Kahramanmaras, Mükerrem Ünlüer.
Secondo la polizia, i supporti digitali sequestrati durante le perquisizioni sono in fase di analisi. Non è stato stabilito alcun legame con il terrorismo, suggerendo che si tratti di un atto isolato.
Le vittime, cinque ragazzi e tre ragazze tra i 10 e gli 11 anni, e un'insegnante di 55 anni, saranno sepolte oggi. Un attacco simile aveva causato sedici feriti in un liceo a Siverek, 200 km a est, il giorno precedente.
Il ministro della giustizia turco, Akin Gürlek, ha dichiarato che molti account social sono stati bloccati per aver diffuso contenuti che seminano paura e panico. Mandati di arresto sono stati emessi per chi ha giustificato le sparatorie online.
Nel frattempo, oltre 3.500 insegnanti hanno manifestato ad Ankara chiedendo le dimissioni del ministro dell'istruzione, esprimendo il loro sdegno per la situazione.