Estero

Papa Leone evita lo scontro con Trump e rilancia l'impegno per la pace in Africa

Ad Algeri condanna neocolonialismi e la morte dei migranti, invita al dialogo interreligioso e ricorda i martiri

13 aprile 2026
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"Non ho paura dell'amministrazione Trump", "io parlo del Vangelo e continuerò ad alzare la voce contro la guerra", in ogni caso "non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui". Papa Leone è lapidario. Il suo tono di voce resta mite e garbato, ma non fa tanti giri di parole.

Nel volo che da Roma lo ha portato ad Algeri, prima tappa del suo viaggio in Africa, non era prevista una conferenza stampa ma solo un saluto ai giornalisti per spiegare la scelta di visitare questo continente, e l'annuncio che l'obiettivo resta quello di costruire ponti per arrivare alla pace.

Ma nel saluto personale alla settantina di corrispondenti in volo con lui non si sottrae alla domanda di oggi, ovvero una replica alle parole di Donald Trump, un attacco così diretto ad un Papa da non avere precedenti. Tanto più che entrambi sono statunitensi.

Leone era preparato, non improvvisa, misura le parole, e non si spazientisce di fronte alla stessa domanda ripetuta in tutte le lingue dai tanti giornalisti che lo accompagnano nel viaggio. Vuole archiviare subito questo 'incidente' perché la distanza tra lui e il tycoon, il quale non esita a sventolare la religione nei suoi discorsi e nelle sue giustificazioni, appare oggi davvero siderale. "Diversa prospettiva sulla politica estera", rimarca Leone, ma anche sul Vangelo. E il Pontefice non esita a dire che "qualcuno ne abusa".

Il Papa allora va avanti nel suo programma in Africa che è tutto improntato alla costruzione della pace e alla necessità di "alzarsi", come lui stesso dice, "per dire che c'è una via migliore".

E quindi, nel primo discorso, quello alle autorità dell'Algeria, paese che ha tanto sofferto e ora guarda al futuro con maggiore serenità, tuona contro i "neocolonialismi" e contro chi fa morire i migranti non solo in mare ma anche nelle traversate del deserto. "Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile", ha detto Leone nel discorso alle autorità dell'Algeria.

"Un nuovo corso della storia" è oggi "più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali", ha detto il Papa nel discorso alle autorità, invitandole a giocare un ruolo da "protagonisti". "Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri - questo l'Africa lo sa bene - distruggono il mondo".

Il processo di pacificazione passa innanzitutto dal dialogo tra le fedi. E non a caso, nella prima giornata del suo viaggio apostolico, il Papa visita la Grande Moschea di Algeri perché "siamo tutti fratelli e sorelle, e figli dell'unico Dio". Anche il ricordo dei martiri, come i monaci assassinati a Tibhirine esattamente trent'anni fa (nella notte tra il 26 e il 27 marzo), e le due suore agostiniane, alle quali ha reso memoria nel pomeriggio, è molto delicato: "Di fronte all'odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani". Quindi oggi è importante "l'impegno a promuovere pace e unità", a partire dalle fedi, perché al fondamentalismo, non del tutto sopito, oggi si aggiunge la secolarizzazione, un'altra via per mettere a tacere il bisogno di pace che arriva dal mondo della fede.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni