L'indagine dell'EPPO coinvolge almeno 14 esponenti di Nea Dimokratia e chiede la revoca dell'immunità di 11 parlamentari
Un 'lifting' di governo atteso e imperativo: il premier conservatore greco, Kyriakos Mitsotakis, teme di impantanarsi in un grosso scandalo di soldi drenati alle casse europee, tramite una truffa dei sussidi messi a disposizione dalla politica agricola comune. Sotto la lente della procura europea (EPPO) sono finiti per ora almeno quattordici esponenti del partito al governo di Nea Dimokratia.
Così Mitsotakis si è deciso per il grande rimpasto: il ministro dell'Agricoltura e quello della Protezione civile, finiti dentro l'indagine assieme al viceministro della salute, hanno fatto un passo indietro. E il dicastero che scotta, quello dell'agricoltura, è stato affidato a un esponente di partito navigato come Margaritis Schinas, già vicepresidente della Commissione europea.
La miccia della crisi si è accesa due giorni fa, quando l'EPPO ha trasmesso al Parlamento il fascicolo chiedendo la revoca dell'immunità di 11 parlamentari di Nea Dimokratia, tra cui i due ministri dimissionari, in modo da portare avanti le indagini. In un altro fascicolo parallelo sono finiti invece un ex ministro e un ex viceministro dell'agricoltura, sempre del partito al governo, stando ai media locali.
Il caso era esploso già un anno fa, quando l'autorità europea aveva annunciato di stare indagando su centinaia di cittadini greci che avrebbero ottenuto i sussidi in modo illecito, dichiarando attività agricole o pascoli in realtà inesistenti. La truffa sarebbe stata resa possibile dal coinvolgimento di funzionari dell'agenzia statale (Opekepe) incaricata di distribuire i fondi europei. Secondo il governo, almeno 23 milioni di euro sarebbero finiti così nelle tasche sbagliate. E, nella truffa, ci potrebbe essere anche lo zampino di esponenti politici. I fatti contestati dall'EPPO agli 11 deputati si riferiscono al 2021, durante il primo mandato di Mitsotakis. Le ipotesi di reato includono frode informatica, false attestazioni e istigazione alla violazione del dovere d'ufficio.
Nel giugno dell'anno scorso, dopo avere deciso di smantellare l'agenzia dell'Opekepe, Mitsotakis aveva promesso di recidere una volta per tutte "il giogo" della corruzione cronica che affligge il sistema statale. Il premier, che non ha commentato il rimpasto, tiene per ora la barra dritta. Le elezioni sono attese nella primavera dell'anno prossimo e l'ipotesi di tornare prima alle urne è stata esclusa dal portavoce del governo Pavlos Marinakis nei giorni scorsi. Ma l'opposizione promette battaglia e il caso politico sarà la spina nel fianco del governo: "La corruzione si annida dentro Nea Dimokratia", ha denunciato il partito socialista del Pasok, chiedendo a gran voce elezioni anticipate, seguito a ruota da Syriza. Nei prossimi giorni il parlamento si riunirà per votare la revoca dell'immunità degli 11 parlamentari.
E nell'arena politica sempre più surriscaldata aleggia un ritorno: quello dell'ex premier ed ex leader della sinistra radicale Alexis Tsipras. Che, dopo avere rinunciato alla leadership di Syriza tre anni fa, prepara un nuovo partito, pronto, stando a quanto annunciato all'emittente Antenna, entro settembre. O prima, se necessario. Perché sulla rotta del governo si annuncia burrasca, e l'eventualità di tornare in anticipo alle urne non viene davvero esclusa da nessuno.