Nella causa civile contro Associated Newspapers richieste compensazioni oltre il milione di sterline per intercettazioni e uso di investigatori privati; verdetto atteso nei prossimi mesi
Si è chiusa all'Alta Corte di Londra la fase istruttoria nel processo civile della causa avviata dal principe Harry assieme ad altri vip, come Elton John, Sadie Frost e Liz Hurley, contro il gruppo editoriale del Daily Mail (Associated Newspapers Limited) per le presunte intercettazioni illegali subite per anni anche tramite il ricorso a investigatori privati e microspie.
Il verdetto nella resa dei conti col Mail è atteso nei prossimi mesi.
Nelle dichiarazioni finali l'avvocato del secondogenito di re Carlo e degli altri ricorrenti, David Sherborne, ha chiesto "risarcimenti considerevoli" per i suoi assistiti, che, vista la gravità delle accuse, sono stimati in una cifra complessiva ben al di sopra del milione di sterline.
Sherborne ha affermato che i quotidiani del gruppo hanno fatto ricorso ai metodi più svariati di spionaggio per carpire informazioni dei vip e con queste produrre oltre cinquanta articoli pubblicati tra il 1993 e il 2018.
Lo stesso Harry aveva preso parte ad alcune udienze e testimoniato davanti alla corte: sull'orlo delle lacrime aveva accusato i tabloid di continuare a perseguitarlo e di aver reso "un inferno assoluto" la vita di sua moglie Meghan, con sistematici attacchi anche a sfondo razzista. Anche gli altri vip sono sfilati uno ad uno presentando le loro esperienze traumatizzanti, da Elton John a Liz Hurley.
L'attrice britannica aveva pianto in aula ricordando come i giornali del gruppo editoriale avessero piazzato microfoni persino sulle finestre della sua abitazione, definendo tali condotte "mostruose" per la violazione sistematica della propria intimità domestica. I legali del Mail non hanno smentito il ricorso a investigatori privati, ma hanno negato che siano stati utilizzati in modo illegale.
Il principe Harry aveva fatto causa a diversi tabloid negli ultimi anni e questa battaglia legale dovrebbe essere l'ultima della sua crociata contro la stampa scandalistica britannica dopo aver ottenuto importanti vittorie nella difesa della sua privacy.