Nei primi mesi dell'anno 13 decessi; critiche sugli standard sanitari dopo casi come la morte di Emmanuel Damas, mentre il Dipartimento respinge le accuse
Le morti nei centri di detenzione dell'ICE sono in aumento, alimentando nuove critiche sulle condizioni e sull'assistenza sanitaria ai detenuti. Nei primi mesi dell'anno si contano già 13 decessi, mentre erano stati 33 nel primo anno della nuova amministrazione Trump, contro i 7 di media annuale durante il governo Biden.
Lo riporta il New York Times, sottolineando che il sistema è sotto pressione per l'aumento dei detenuti, arrivati a 70.000 all'inizio del 2026.
Fra i casi più emblematici c'è quello - mette in evidenza il quotidiano - di Emmanuel Damas, cittadino haitiano morto dopo un'infezione ai denti non curata adeguatamente. Familiari e testimoni hanno denunciato i ritardi nell'assistenza, malgrado le richieste insistenti dell'uomo e le condizioni precarie di detenzione.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha respinto le accuse, sostenendo che gli standard sono adeguati. Avvocati e associazioni parlano invece di carenze diffuse e hanno avviato cause legali in diversi stati.
Il tema è al centro del dibattito politico, mentre il sistema di detenzione si espande e il Congresso valuta possibili interventi.