Misura temporanea di un mese: negozi e ristoranti chiuderanno alle 21 nei giorni feriali, uffici spegneranno le reti alle 18 e si valuta il telelavoro
L'Egitto ha ordinato, a partire da sabato, la chiusura di negozi, ristoranti e centri commerciali alle ore 21:00 nei giorni feriali. Si tratta di una misura d'emergenza per contenere una bolletta energetica più che raddoppiata, mentre la guerra in Medio Oriente entra nella sua quinta settimana.
Il coprifuoco commerciale entrerà in vigore domani per una durata iniziale di un mese, ha dichiarato la scorsa settimana il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly.
"I negozi, i centri commerciali, i ristoranti e i caffè chiuderanno tutti alle 21:00 nei giorni feriali, ad eccezione del giovedì e del venerdì" — serate del fine settimana — "durante le quali sarà consentito restare aperti fino alle 22:00", ha precisato, giustificando queste misure con l'aumento del costo del gas importato.
Alla vigilia del conflitto, "la nostra fattura mensile era di 560 milioni di dollari (circa 446 milioni di franchi al cambio attuale). Oggi, per la stessa quantità, il prezzo è salito a 1,65 miliardi", ha illustrato Madbouly.
"Quanto più riusciremo a razionalizzare i consumi, tanto più noi cittadini contribuiremo ad alleggerire il peso della spesa mensile che lo Stato è costretto a sostenere", ha aggiunto, sottolineando che il Paese deve prepararsi allo "scenario peggiore" di fronte a una guerra dall'esito incerto.
Se le infrastrutture essenziali - ospedali, impianti idrici e reti di trasporto - restano protette, l'illuminazione pubblica e le insegne pubblicitarie stradali sono state ridotte "al minimo indispensabile".
Il piano di austerità energetica si estende anche agli uffici amministrativi, che dovranno cessare ogni attività e spegnere le reti elettriche già alle 18:00.
Parallelamente, il capo del governo egiziano ha dichiarato di valutare l'introduzione di uno o due giorni di telelavoro alla settimana per i dipendenti pubblici, al fine di ridurre i costi operativi.
Il Cairo aveva già dovuto concedere, all'inizio di marzo, un aumento dei prezzi dei carburanti superiore al 30%, conseguenza degli attacchi alle infrastrutture petrolifere regionali e delle minacce che gravano sullo stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% dell'approvvigionamento mondiale.