"Oggi non ci sono più dubbi, tutto è stato messo a nudo e tutto è cristallino: ogni guerra che continua nel mondo, ogni violenza oggi, l'annullamento di principi e leggi di oggi, tutto questo non è iniziato ieri: è iniziato il 24 marzo del 1999. E se qualcuno chiede perché il diritto internazionale venga violato oggi, l'unica risposta corretta è: 'a causa del permesso che è stato concesso il 24 marzo del 1999'", lo ha dichiarato il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ieri sera in occasione della commemorazione della Giornata della Memoria per le vittime dell'aggressione della Nato, cioè dell'inizio della campagna di bombardamenti Nato sulla Federazione jugoslava, che fu fatta senza l'ombrello dell'Onu, per mettere fine alla guerra civile in Kosovo.
Le guerre di aggressione, le guerre di parte, gli attacchi senza regole, l'imposizione della legge del più forte nascono tutte da quello storico discrimine, l'attacco 'unilaterale' della Nato, secondo Vučić, che è intervenuto sul piazzale antistante la Galleria del Museo Nazionale di Vranje, nel sud della Serbia, vicino al confine con il Kosovo. "Perché oggi l'ordine viene imposto con la forza e con le bombe? Perché si uccidono funzionari e civili, perché si distruggono infrastrutture, si demoliscono intere città, perché si spara in pubblico contro tutta l'umanità e si perde ogni forma di empatia? C'è una sola risposta: a causa del 24 marzo del 1999", che non è stato solo "il giorno in cui ebbe inizio il brutale bombardamento di un Paese libero e sovrano, ma anche il giorno in cui il diritto e l'ordine internazionale, la verità e la giustizia giunsero al termine".
Vučić ha anche dichiarato che non rinuncerà mai al Kosovo. "Gli stranieri mi hanno detto migliaia di volte: 'Vincerai il Premio Nobel, ti basta riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Guarda al futuro, non al passato'. E io ho cercato di guardare al futuro e () ho sempre seguito le orme dei miei figli, meno quelle dei miei antenati. Ma non importa quanto guardassi al futuro, in quel futuro vedevo sempre il Kosovo, la Metohija e la mia Serbia. Non potevo rinunciarvi e non lo farò mai", ha detto il presidente serbo.