Estero

Argentina, piazze colme in tutto il Paese per i 50 anni del golpe

24 marzo 2026
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A 50 anni dal colpo di Stato del 24 marzo del 1976, le associazioni delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo, insieme a organizzazioni per i diritti umani, partiti politici dell'opposizione, sindacati e movimenti sociali sono scese in piazza oggi in tutta l'Argentina per chiedere come ogni anno memoria, verità e giustizia per i crimini commessi negli anni della dittatura.

"I desparecidos sono 30.000 ed è stato un genocidio", ha affermato la 'Madre' Elia Espen, 95 anni, leggendo la dichiarazione finale della manifestazione tenuta nella capitale Buenos Aires di fronte a una marea umana che gremiva la storica Plaza de Mayo. "Non dimentichiamo, non perdoniamo e non ci riconciliamo, che dicano dove sono i nostri cari", concludeva il documento, in allusione alla necessità di rompere il 'patto di silenzio' che impedisce ancora oggi conoscere dove sono sepolti i corpi dei 'desaparecidos'.

Il documento appare come una risposta diretta al messaggio istituzionale diffuso alla vigilia della commemorazione dal governo di Javier Milei, nel quale si equiparavano i crimini commessi dal terrorismo di Stato (i sequestri, le sparizioni, gli omicidi, le torture e l'appropriazione di neonati e di beni dei desaparecidos) alle azioni commesse dai gruppi armati di sinistra e dove si mette in discussione una volta di più anche la cifra dei 30.000 scomparsi.

Sul palco accanto alle madri oggi, come invitato d'onore, c'era anche l'ex console italiano Enrico Calamai, che nei primi e più feroci anni della dittatura riuscì a salvare oltre 300 persone fornendo loro lasciapassare, passaporti e documenti falsi per fuggire dal Paese. "E' un'emozione enorme e ho la sensazione di assistere alla nascita di un'umanità nuova che si unisce e inizia a costruire sulla base di questi valori di memoria verità e giustizia", ha dichiarato Calamai al termine della commemorazione.