La Federal Communications Commission, l'agenzia americana che supervisiona le telecomunicazioni, ha imposto il divieto di importazione sui nuovi modelli di router wireless di consumo di produzione estera, in risposta agli esiti di un'indagine di un apposito comitato interagenzia secondo cui tali dispositivi rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale.
Malgrado la previsione dell'ipotesi di una richiesta di esenzioni, il provvedimento potrebbe scuotere alla radice il mercato dei router, allo stato prodotti prevalentemente all'estero.
L'iniziativa esercita un'ulteriore pressione su TP-Link Systems, uno dei maggiori produttori di router a livello mondiale. L'azienda è stata fondata in Cina 30 anni fa, ma ha successivamente stabilito la propria sede centrale a Irvine, in California: è già oggetto di indagini da parte dell'amministrazione Trump a causa dei timori che i suoi legami con la Cina possano compromettere la sicurezza nazionale.
Consumatori e aziende collegano le proprie linee internet cablate ai router per creare reti wi-fi destinate a computer, telefoni, televisori, telecamere e altri dispositivi abilitati alla connessione internet.
Tra le aziende alle prese con il nuovo provvedimento figurano Netgear, Google Nest (di Alphabet), Eero (di Amazon), Cisco Systems, Linksys e Asustek Computer, avendo tutte una produzione all'estero.