"Alla fine, le urne non hanno incoronato nessuno": con queste parole scritte in un messaggio ai sindaci eletti di tutta la Francia, il primo ministro Sébastien Lecornu riassume l'accanita battaglia degli Hotel de Ville.
Le elezioni municipali hanno visto domenica la conferma dei governi delle tre principali città - la sinistra tiene saldamente in mano Parigi, Lione e Marsiglia - e la crescita annunciata e visibile nel Paese delle forze estreme, il Rassemblement National e La France Insoumise. Ma senza che nessuna di queste due possa gridare vittoria, se non nelle rituali dichiarazioni del dopo voto.
Parigi fa festa, dopo due mandati di Bertrand Delanöe e altri due di Anne Hidalgo, dell'alternanza predicata da Rachida Dati non resta alcuna traccia: si riparte con l'incarico all'erede di Hidalgo, un Emmanuel Grégoire che ha ampiamente vinto la sfida al ballottaggio, respingendo al mittente l'offerta di alleanza con La France Insoumise.
Le analisi del voto dicono che a mettere nell'urna il suo nome sono stati molti elettori della lista di centrodestra macroniana di Pierre-Yves Bournazel, evidentemente lacerata dalla scelta dei vertici di desistere e schierarsi al ballottaggio con Dati, uscita dal governo per la propria "sfida di una vita": governare Parigi.
L'ex ministra, mestamente, ha ammesso di "non essere riuscita a convincere i parigini". Grégoire, come segnale simbolico di continuità con il mandato di Hidalgo, è andato all'Hotel de Ville domenica sera solcando il Lungosenna in bicicletta, poi è tornato a casa dopo mezzanotte in metropolitana.
Vittorie socialiste e conferme dei sindaci uscenti, anche a Marsiglia - dove Benoit Payan ha respinto l'assalto del Rn Franck Allisio - e a Lione, dove Grégory Doucet, ecologista uscente, ha avuto la meglio sullo sfidante sostenuto dalle destre, Jean-Michel Aulas. Marine Le Pen ha affermato oggi festante di aver "conquistato più città di quanto sperassimo", ma il "soffitto di cristallo" delle metropoli, mai governate dal suo partito, è rimasto intatto.
La sinistra, al di là delle 3 metropoli confermate, non ha rassicurato i suoi elettori in vista della sfida per l'Eliseo: ha perso alcune roccaforti tradizionali, come Clermont-Ferrand, Brest, Besançon, a vantaggio dei Républicains, e - soprattutto - ha dimostrato che, a differenza del recente passato, l'unione con La France Insoumise non è vincente. Anzi, in alcuni casi proprio aver respinto l'offerta di alleanza con Mélenchon ha premiato, come nel caso di Parigi e Marsiglia.
La strategia della nebulosa di sinistra per le presidenziali 2027 resta un rebus: l'unico antagonista che sembra resistere alla minacciata tenaglia delle estreme - Le Pen o Bardella contro Mélenchon al ballottaggio per l'Eliseo - resta Edouard Philippe. L'ex premier del centrodestra Horizons, alleato dei macroniani, non era favorito ma ha vinto la sua scommessa ed è stato confermato sindaco nella sua Le Havre. Era la condizione che aveva posto per candidarsi.