Estero

Taiwan teme per arsenale Usa, "se si esaurisce noi a rischio"

23 marzo 2026
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Il fronte lontano che consuma risorse vicine. A Taipei cresce la preoccupazione che la guerra tra Stati Uniti e Iran stia erodendo uno dei pilastri della sicurezza dell'isola: la capacità di deterrenza statunitense nel Pacifico.

Nel mirino, in particolare, le scorte di missili da crociera a lungo raggio, considerati cruciali in un eventuale conflitto con la Cina.

Secondo stime del Center for strategic and international studies (Csis), nei soli primi sei giorni di guerra Washington avrebbe lanciato 786 missili Jassm (Joint Air-to-Surface Standoff Missiles) e 319 Tomahawk, volumi che corrispondono a diversi anni di produzione.

Gli Usa non divulgano pubblicamente i dati relativi alle scorte, ma secondo i documenti di bilancio, l'aeronautica militare ha acquistato 5.569 Jassm fino al 2023 e ulteriori 1.140 e 450 rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Secondo le stime degli esperti l'arsenale totale varia ora da 3.500 a 6.500.

Si tratta di armi chiave anche in un eventuale scenario taiwanese perché capaci di colpire a distanza di sicurezza, riducendo l'esposizione di aerei e navi alle difese nemiche. "La mia preoccupazione principale è che le forze statunitensi stiano consumando una grande quantità di munizioni necessarie per respingere un attacco a Taiwan. Questo erode la deterrenza", ha dichiarato al Financial Times un alto funzionario della difesa di Taipei.

Il nodo è strategico. In molte simulazioni di guerra, i missili a lungo raggio rappresentano lo strumento decisivo per contenere una possibile offensiva cinese nelle fasi iniziali, colpendo flotte, basi e infrastrutture. "Tutte queste munizioni sono state acquisite per la guerra contro la Cina", ha osservato l'analista Eric Heginbotham al Ft, sottolineando come il loro impiego in un conflitto non correlato rappresenti un elemento inatteso.

Il contesto resta però sfumato. Pochi giorni fa l'intelligence statunitense ha escluso, allo stato attuale, piani cinesi per un'invasione di Taiwan nel 2027. Pechino ha reagito intimando agli Usa di smettere di alimentare lo spettro della minaccia cinese. Per Taipei è una rassicurazione che non basta e il 2027 rimane comunque una data simbolica.

Perché Xi Jiping dovrebbe essere eletto per un quarto mandato (sarebbe la prima volta nella storia comunista cinese) e perché l'anno prossimo si celebra il centenario dell'Esercito popolare di liberazione cinese. Nelle ultime settimane i segnali di Pechino nei confronti dell'isola che rivendica come sua sono stati contrastanti. Per 13 giorni solo una volta gli aerei cinesi hanno gravitato attorno a Taiwan come, invece, spesso succede. Poi sono tornati.

Il tutto mentre a Taipei una proposta di legge per destinare altri 40 miliardi di dollari alla Difesa resta bloccata in Parlamento dall'opposizione guidata dal Kuomintang, che potrebbe puntare a vincere le prossime elezioni. Il piano è ritenuto cruciale anche per sostenere nel tempo gli acquisti di armamenti dagli Stati Uniti, inclusi i pacchetti più recenti.

Uno di questi, da circa 14 miliardi di dollari, è pronto per l'approvazione del presidente Donald Trump ma resta legato a delicate valutazioni politiche. L'annuncio era atteso dopo la visita del leader statunitense a Pechino, inizialmente prevista tra fine marzo e inizio aprile. Il viaggio è stato però rinviato a causa della guerra con l'Iran e la sua riprogrammazione appare incerta, con possibili ricadute anche sui tempi delle forniture a Taiwan.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni