Il processo per l'incidente ferroviario di Tempe, in Grecia, è stato aggiornato al 1 aprile, poco dopo l'inizio oggi a Larissa (Grecia centrale), a causa delle forti tensioni in aula, come osservato da un giornalista dell'agenzia di stampa Afp. I familiari delle 57 vittime del 28 febbraio 2023 hanno espresso la loro rabbia, denunciando quelle che un avvocato ha definito condizioni organizzative "offensive" e un'aula troppo piccola per ospitare le centinaia di persone che volevano assistere al processo.
Oggi nel tribunale della città della regione greca della Tessaglia, era iniziato il processo penale sull'incidente in cui a Tebi, il 28 febbraio 2023, persero la vita molti studenti di ritorno dalle feste del carnevale. È la più grande strage ferroviaria della storia greca: un Intercity partito da Atene e diretto a Salonicco si era scontrato nella notte contro un treno merci che viaggiava sullo stesso binario in direzione opposta. Il capostazione, per un errore umano, aveva indirizzato l'Intercity sul binario sbagliato, ma la tragedia ha suscitato grande rabbia tra i cittadini perché sulla linea non erano operativi i sistemi di segnalamento e di controllo del traffico da remoto che avrebbero potuto evitare lo scontro.
In tutto sono 36 gli imputati: 33 di loro sono accusati di "interferenza pericolosa nel traffico ferroviario con dolo eventuale", mediante atti che hanno avuto "come conseguenza la morte di un gran numero di persone, gravi lesioni personali a più persone e danni significativi a strutture di pubblica utilità". Gli stessi 33 imputati sono inoltre accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni personali per negligenza plurime. Tra di loro, ci sono il capostazione che aveva indirizzato il treno sul binario sbagliato, due suoi colleghi di turno quel giorno e poi dirigenti dell'Organizzazione statale delle ferrovie elleniche Ose e della società controllata Ergose, responsabili delle infrastrutture.
I dirigenti sono accusati di non avere provveduto a garantire l'attuazione di un progetto che prevedeva l'ammodernamento della rete ferroviaria, con un sistema di segnalamento e di controllo del traffico Etcs.
Tra i 36 rinviati a giudizio, riporta l'agenzia Ana-mpa, ci sono anche due cittadini italiani. In Grecia la responsabilità delle infrastrutture ferroviarie è dell'Οrganizzazione statale Ose, mentre la società greca che si occupa del trasporto di passeggeri e merci, Hellenic Train è partecipata dal gruppo Ferrovie dello Stato. I due italiani, l'allora amministratore delegato di Hellenic Train ai tempi dell'incidente, e l'allora direttore del dipartimento tecnico della società, sono accusati di omicidio colposo plurimo, di lesioni personali gravi per negligenza plurime e di lesioni personali semplici per negligenza plurime. In particolare, scrive l'agenzia Ana-mpa, i due sono accusati di non avere provveduto a garantire il pieno funzionamento, a bordo dei treni coinvolti nell'incidente, del Gsm-r, un sistema di comunicazione radio tra macchinisti e capostazione che avrebbe potuto contribuire a evitare lo scontro.
L'accusa, nei confronti dei due ex di Hellenic Train, è di minore gravità, stando all'ordinamento giuridico greco, rispetto a quella rivolta agli altri 33 imputati che, se ritenuti colpevoli, rischiano fino all'ergastolo. Un iter giudiziario a parte riguarda infine l'allora ministro dei Trasporti Kostas Karamanlis. Dimessosi subito dopo l'incidente, è tutt'ora indagato con l'accusa di violazione dei doveri di ufficio, dopo che il parlamento ha revocato la sua immunità politica.