La Noc ha incaricato una società specializzata per contenere i rischi ambientali della Arctic Metagaz, gravemente danneggiata e senza equipaggio
La Libia, attraverso la National Oil Corporation (Noc) e in collaborazione con il gruppo energetico italiano Eni, ha avviato un'operazione d'emergenza per mettere in sicurezza la metaniera russa Arctic Metagaz, alla deriva nel Mediterraneo e considerata una potenziale minaccia ambientale per le coste nordafricane.
Secondo quanto comunicato dalla stessa Noc, è stato firmato un contratto con una società internazionale specializzata nella gestione di incidenti offshore, con l'obiettivo di intervenire su navi danneggiate e prevenire eventuali sversamenti di idrocarburi o gas in mare.
L'unità, gravemente danneggiata all'inizio di marzo da esplosioni la cui origine resta controversa, naviga senza equipaggio da settimane ed è stata progressivamente spinta verso le acque libiche da venti e correnti. Il carico della nave, composto da gas naturale liquefatto e centinaia di tonnellate di carburanti, rappresenta un rischio elevato in caso di perdita o collisione. Alcuni Paesi europei hanno già definito la situazione come una minaccia "imminente e grave" per l'ecosistema mediterraneo.
La nave, inserita nella cosiddetta "flotta ombra" russa utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali, è stata al centro di crescenti preoccupazioni internazionali anche per le implicazioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina e alla sicurezza delle rotte energetiche. Di fronte all'avvicinamento del tanker alle acque territoriali, la Noc ha attivato un centro operativo d'emergenza per coordinare le operazioni, sotto la supervisione diretta della propria leadership e in collaborazione con le autorità nazionali competenti.
L'obiettivo dichiarato è duplice: contenere il rischio ambientale e trainare la nave verso un porto libico in condizioni di sicurezza. Le autorità libiche hanno assicurato che le infrastrutture petrolifere del Paese, incluse piattaforme e terminali, non sono attualmente esposte a rischi diretti di inquinamento. L'episodio evidenzia la crescente vulnerabilità del Mediterraneo centrale, crocevia strategico per traffici energetici e teatro di tensioni geopolitiche. Il caso della Arctic Metagaz mette in luce anche le criticità legate alla gestione di navi coinvolte nei circuiti energetici paralleli, spesso caratterizzate da standard di sicurezza opachi.