Dopo il primo turno Grégoire in vantaggio, alleanze e desistenze di centristi, LFI e forze di destra potrebbero decidere l'esito
Parigi in bilico trattiene il fiato: domani sera saprà se anche il nuovo sindaco sarà di sinistra, come accade da un quarto di secolo, o se ci sarà "l'alternanza" a destra. Emmanuel Grégoire, candidato della gauche senza La France Insoumise (LFI), dopo aver vinto il primo turno con 12 punti di distacco sulla seconda classificata, Rachida Dati (Républicains), cerca di mantenere un vantaggio anche minimo per continuare nella capitale il lavoro di Anne Hidalgo. Ha rifiutato l'alleanza di Sophia Chikirou, deputata di LFI nonché compagna del leader Jean‑Luc Mélenchon, e i sondaggi lo danno testa a testa con l'avversaria, ex ministra.
La quale ha invece concluso l'alleanza con il centrista Pierre‑Yves Bournazel, che ha annunciato la desistenza. E potrebbe avvantaggiarsi anche dei voti di un'altra desistenza, quella della lista di Sarah Knafo, rappresentante dell'estrema destra di Reconquête!, il partito creato dal polemista Éric Zemmour, di cui la Knafo è anche compagna nella vita. Si è ritirata e potrebbe avvantaggiarsene Rachida Dati, anche se i voti di Knafo non si mescoleranno facilmente con quelli del centrista Bournazel.
Gli ultimi sondaggi hanno mostrato che nei ranghi del centrista non pochi preferiscono appoggiare Emmanuel Grégoire piuttosto che dare il voto alla destra. È il caso dell'ex ministro e consigliere di Emmanuel Macron, Clément Beaune, che era in lista con Bournazel ma non ha seguito l'indicazione del leader ed ha annunciato che voterà per Grégoire.
Si vota in 1.600 comuni dove i candidati sono andati al ballottaggio dopo il primo turno di domenica scorsa in 35.000 municipi. Appena concluso lo spoglio delle schede 7 giorni fa, è cominciato il balletto delle alleanze e delle desistenze, soprattutto nei grandi centri dove l'elettorato si è suddiviso equamente fra diversi schieramenti.
La tendenza osservata dagli analisti ha confermato — e preoccupato in vista delle presidenziali dell'anno prossimo — la crescita delle due estreme. La France Insoumise, che non è in grado di proclamare grandi conquiste quanto a numero di comuni (ne ha strappati 5 al primo turno in totale), è però diventata imprescindibile per le alleanze. E a sinistra, nonostante la spaccatura a livello nazionale con i socialisti, LFI è riuscita a concludere alleanze con la gauche moderata, in particolare a Tolosa, Nantes, Limoges e Avignone. A Lione, invece, il sindaco uscente, l'ecologista Grégory Doucet, si gioca al fotofinish l'elezione contro lo sfidante Jean‑Michel Aulas, ex presidente della squadra di calcio locale sostenuto da destra e macroniani.
Altro osservatorio privilegiato per le tendenze dell'elettorato in vista della corsa all'Eliseo è Marsiglia, il comune più ambito per il Rassemblement National (RN), che con quel municipio conquisterebbe la sua prima grande città: Franck Allisio, candidato lepenista, tenterà di battere il sindaco di sinistra uscente, Benoît Payan, ma il compito sarà difficile. Possibile, invece, per il RN la conquista di Nizza, dove si presenta Éric Ciotti contro il sindaco uscente Christian Estrosi, che pur essendo di centrodestra non sarà sostenuto dai Républicains, come ha annunciato il leader del partito, Bruno Retailleau.
In conclusione, il Rassemblement National cresce sul territorio ma non come vorrebbe, non essendo riuscito a tessere sufficienti legami con la destra più moderata e a concludere le alleanze che avrebbe voluto. Fra tutte le varianti che hanno caratterizzato le alleanze, spicca il caso di Strasburgo, dove l'ex ministra Catherine Trautmann, arrivata al primo posto, ha preferito allearsi con un candidato Horizons, il centrodestra dell'ex premier Édouard Philippe, piuttosto che dire sì alla candidata ecologista uscente Jeanne Barseghian, che ha fatto fronte comune con La France Insoumise.