Due eventi diversi — podcast di Fedez e comizio a Roma — per invitare a votare sì, sostenendo che il no sarebbe una 'trappola' e non manderebbe via il governo
Per la premier, è la tana di Fedez e Mr Marra, lo studio dove il rapper e lo youtuber registrano il loro podcast 'Pulp'. Per Arianna, è il palazzo dei congressi all'Eur dove si ritrova il popolo della destra - dalla vecchia guardia di FdI ai giovani del partito - che chiude così la corsa referendaria in un evento, 'Roma per il Sì', promosso dalla presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo. Diversissime le location ma identico il traguardo. La presidente del Consiglio accetta l'invito di Fedez e difende la scelta sui social: "Quando non parlo, dicono che scappo - scrive sui social riferendosi alle opposizioni - Quando parlo, contestano il luogo, il mezzo e chi mi intervista. Il sospetto è che preferirebbero semplicemente che io non esistessi". Quindi chiosa: "Mi spiace, ma non posso accontentarli". Poi, nello studio con i due 'intervistatori' ai lati, parla per quasi un'ora. Risponde con il 'tu', poi si scusa, si corregge ma spesso ci ricade. Spazia dalla guerra ai rapporti con gli Usa (su cui si anima dicendo di non essere "vigliacca" ma responsabile). Dall'Europa al caro benzina e alle accise mobili.
Non si sottrae sul referendum e prova in tutti i modi - come ripete - a restare nel merito della riforma. Quella - insiste - è la "trappola" tesa dal fronte del no che "ha lavorato per farlo diventare un referendum contro il governo" usando come slogan "Vai a votare per mandare a casa Meloni". Quindi chiarisce: "Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia". Difende la riforma perché "di buon senso" e "più semplice e immediata di quel che si creda". E la slega dal suo incarico a Palazzo Chigi: "Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato - ribadisce - e confrontarmi al cospetto degli italiani" alle Politiche del 2027. E all'ennesimo passaggio su questo, diventa più diretta immaginando di parlare a un elettore del fronte opposto: "Se tu oggi voti 'no' solo per mandare a casa la Meloni, ti ritrovi che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone". Concetti su cui punta anche la sorella e responsabile della segreteria politica, Arianna: "Oggi noi siamo qui per parlare del governo, per quello gli italiani potranno valutarlo nel 2027. Siamo qui per un altro tassello del nostro programma: la riforma costituzionale sulla giustizia". Ma il cuore del suo discorso è soprattutto una mozione di affetti che parla del dna del partito (il rispetto per la magistratura) e, prima ancora, di una storia familiare: quella delle due sorelle Meloni che hanno cominciato a far politica subito dopo le stragi del '92 perché "non potevamo sopportare che due eroi come Falcone e Borsellino erano stati ammazzati per aver difeso la giustizia", ricorda Arianna. E ribatte: "Come si fa a dire che noi non siamo dalla parte della magistratura? Noi lo siamo e questa riforma lo conferma perché ne rafforza l'autonomia e l'indipendenza". Le fa eco la presidente dell'Antimafia, Chiara Colosimo: "Se questa fosse una riforma contro la magistratura io non sarei qui, io non posso che avere estremo rispetto per persone che hanno servito le istituzioni e a quelle persone devo la verità sulla riforma e la verità sulle stragi". La sala, gremita, applaude. Ma l'applausometro si impenna per Antonio Di Pietro che spiega perché voterà sì e invita tutti a seguirlo: "È ora di riscrivere quello che falsamente hanno scritto i professionisti dell'antimafia", dice l'ex magistrato. Diretto anche il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano: avvisa gli scettici e tentati dal 'no' dicendo loro che "rimarrete fregati due volte: il governo resterà al suo posto e non avrete la riforma a cui implicitamente avete aderito".