A rischio le mille luci di New York: se passerà una proposta di legge statale presentata dal presidente del Borough di Manhattan Brad Hoylman-Sigal alle 23 di ogni sera, e con rare eccezioni, l'intera metropoli dei grattacieli potrebbe restare al buio.
Il "Dark Skies Protection Act" imporrà, se adottato, severe limitazioni a cosa potrà restare illuminato nella notte della ‘città che non dorme mai’. Tra le esenzioni che permetteranno di preservare una parvenza dell'iconico skyline ci saranno probabilmente i grattacieli più celebri come l'Empire State Building o quelli dell'area di Times Square e le arene sportive come Yankee Stadium, queste ultime però solo se le partite in corso si dovessero prolungare dopo l'ora del ‘coprifuoco’.
Le ‘mille luci di New York’ con i grattacieli degli uffici (ma non solo) illuminati nottetempo sono una delle attrazioni più note della città e hanno ispirato il titolo del romanzo di metà anni Ottanta di Jay McInerney (in inglese era Bright Lights, Big City).
Il "Dark Skies Act" si prefigge di modificare la normativa sulla conservazione ambientale per "migliorare il cielo notturno dello Stato" e limitare l'inquinamento luminoso a New York attraverso restrizioni orarie dalle 23 alle cinque della mattina successiva.
In pratica, entro il 1° gennaio 2028, tutti gli impianti di illuminazione esterna, sia fissi sia mobili, dovranno essere schermati negli edifici e nelle strutture residenziali, commerciali, industriali e municipali. Per "schermati" si intende che i fasci di luce dovranno essere diretti verso il basso, anziché disperdersi in tutte le direzioni.
"I nostri antenati potevano ammirare un cielo notturno pieno di stelle", si legge nel testo della proposta: "Lungo la costa nord-orientale, la Via Lattea non è più visibile da Boston a New York fino a Washington. L'esposizione a un'eccessiva luce artificiale altera i ritmi circadiani naturali del corpo, causando cambiamenti nei pattern delle onde cerebrali, nella produzione ormonale, nella regolazione cellulare e in altre attività biologiche".