Cade un altro pezzo grosso della Repubblica Islamica. L'ennesima operazione riuscita dell'Idf, che con un attacco mirato a Teheran ha ucciso Ismail Khatib, ministro dell'intelligence e comandante della milizia 'Imam Hussein'.
Politico e religioso di alto rango, 65 anni, era considerato uno dei più stretti alleati dell'ex guida suprema Ali Khamenei e da venerdì era finito nella lista nera messa a punto dagli Usa con i leader iraniani più ricercati, con una taglia da 10 milioni di dollari. La sua morte è stata accolta dalla Casa Bianca, che ha parlato di "una buona cosa per gli Stati Uniti". Le autorità di Teheran invece hanno promesso vendetta.
"Khatib era stato nominato ministro dell'Intelligence dalla Guida Suprema Ali Khamenei nel 2021. Svolgeva un ruolo chiave nel sostenere la repressione interna e le attività terroristiche del regime attraverso la sorveglianza, lo spionaggio e l'esecuzione di operazioni segrete in tutto il mondo, in particolare contro lo Stato di Israele e contro gli stessi cittadini iraniani", ha riferito l'Idf dando conto dell'operazione per eliminarlo, condotta con un raid dell'aviazione.
Nato a Qaen nella provincia orientale del Sud Khorasan, Khatib era stato nominato ministro degli 007 iraniani nel 2021, sotto il governo di Ebrahim Raisi e poi confermato da Masoud Pezeshkian. Secondo fonti israeliane riportate dai media nazionali, era vicino alla nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei. Nel suo incarico aveva svolto un ruolo chiave nel sostenere la repressione delle proteste interne, tra cui quelle scoppiate nel 2022-2023 in seguito alla morte della 22enne Mahsa Amini. Laureato nella città santa di Qom, aveva avuto tra i suoi insegnanti anche il defunto ayatollah Khamenei. Deteneva il titolo di Hujjat al-Islam (prova dell'Islam o autorità sull'Irlam), uno dei più alti titoli religiosi del Paese. Era considerato dagli israeliani e non solo un intransigente. Uno dei suoi obiettivi era quello di stroncare la corruzione all'interno delle istituzioni governative.
Khatib era già finito nel mirino di Washington, con sanzioni del Dipartimento del Tesoro nel 2022 per presunte operazioni informatiche contro Washington e i suoi alleati. L'accusa, aver"guidato reti di cyber criminali coinvolte nello spionaggio informatico e negli attacchi a sostegno degli obiettivi politici dell'Iran".
Il presidente Masoud Pezeshkian, confermando la morte del ministro dell'intelligence, ha ricordato anche il "vile assassinio" di Larijani e dei comandanti dei Basij. Per il capo del consiglio di sicurezza si è speso anche la Guida Suprema. "Ogni sangue ha un prezzo che i criminali assassini dei martiri dovranno presto pagare", ha avvertito Mojtaba Khamenei in un messaggio di cordoglio diffuso dai media di regime. Mentre il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha assicurato che tutti questi omicidi non intaccheranno la saldezza della Repubblica Islamica: "Il sistema è solido, non dipende da un singolo individuo".