Il presidente si è fatto facilitatore dell'accordo tra Pierre-Yves Bournazel e Dati, che esclude intese con l'estrema destra
Il presidente francese Emmanuel Macron vuole Parigi. Dopo il primo turno delle elezioni municipali, la capitale è stata "prenotata" da Emmanuel Grégoire, candidato della sinistra unita (senza La France Insoumise/LFI, letteralmente La France indomita, sinistra radicale), arrivato nettamente in testa. Rachida Dati, che si è dimessa da ministra della Giustizia per cercare di scalzare la sinistra da Parigi - un regno di 25 anni - è distanziata di oltre dodici punti. Il presidente è entrato in gioco da "facilitatore" di un accordo fra il candidato macroniano del centrodestra, Pierre-Yves Bournazel, lanciando un appello alla collaborazione con Dati. In serata, l'accordo sembra cosa fatta, con Dati che ha "rassicurato" Bournazel - che rappresenta sia Horizons (Orizzonti, HOR, di centro-destra), il partito dell'ex premier Édouard Philippe, sia Renaissance (Rinascita, di centro) dei macroniani - sulle sue intenzioni: non cercherà intese con l'estrema destra, in particolare con Sarah Knafo, esponente di Reconquête! (R!, traducibile in italiano con riconquista, di estrema destra) e compagna del capo del partito, Éric Zemmour, entrata a sorpresa come quinta forza al ballottaggio.
Se a Parigi questo scenario potrebbe dunque tagliare fuori dai giochi i due estremi - Rassemblement National (RN, raduno nazionale, di estrema destra) e LFI - nel resto del paese la tendenza è decisamente opposta. Il giorno dopo il primo turno delle municipali, test di importanza cruciale in vista della corsa all'Eliseo dell'anno prossimo, la Francia appare sempre più polarizzata, con quelli che il quotidiano francese Le Monde definisce "i due populismi molto diversi de La France Insoumise e del Rassemblement National".
Quest'ultimo, il partito di Marine Le Pen, che alle presidenziali avrà il suo candidato nel giovane Jordan Bardella se gli impedimenti giudiziari della leader si confermeranno, pur senza clamorose conquiste al primo turno, ha rafforzato il suo potere sui suoi territori consolidati: gli esempi più evidenti sono nel sud e nel nord: a Perpignan, Louis Aliot, ex compagno di Marine Le Pen, è stato rieletto al primo turno con il 51,4% dei suffragi. Stesso exploit a Hénin-Beaumont, feudo lepenista, dove Steeve Briois ha ottenuto già la conferma.
Ma i due segnali più evidenti di una crescita ulteriore sono il risultato di Éric Ciotti, alleato di Marine Le Pen, che potrebbe scalzare il centrista Christian Estrosi, sindaco uscente di Nizza. E, soprattutto, il sogno di conquistare finalmente il governo di una grande città: Marsiglia, dove Franck Allisio ha raccolto il 34,3% contro il 36,8% del sindaco in carica Benoît Payan, di sinistra. Quest'ultimo ha respinto senza mezzi termini l'offerta di Sébastien Delogu (LFI), assumendosi il rischio di andare senza rinforzi "pesanti" al faccia a faccia di domenica prossima.
LFI, isolata a livello nazionale dalla rottura ormai netta con i socialisti (archiviata l'esperienza della sinistra unita delle presidenziali del 2022, la NUPES), non demorde a livello nazionale. Se a Marsiglia, ma anche a Parigi, i candidati della sinistra moderata, in testa, hanno respinto ogni tentazione di accordo con LFI, a Tolosa, quarta città della Francia, l'intesa LFI-Partito socialista (PS)-Verdi è cosa fatta. E anche a Lione, il sindaco ecologista uscente, Grégory Doucet, accetterà i voti di LFI per respingere il candidato sostenuto dalla destra, l'ex presidente della squadra di calcio locale Jean-Michel Aulas.
Sono tutti segnali di un potere della sinistra radicale che si è notevolmente accresciuto nonostante l'episodio dell'uccisione di un giovane di estrema destra in un pestaggio da parte di avversari politici alcuni dei quali legati a un deputato LFI. Un episodio, quello della morte del ventitreenne Quentin Deranque, avvenuto proprio a Lione a ridosso delle elezioni, che avrebbe potuto destabilizzare il partito di Jean-Luc Mélenchon.