Estero

Trump cerca la sponda cinese ma Pechino resta cauta

15 marzo 2026
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La Cina è nella posizione unica di maggiore potenziale vittima del blocco dello Stretto di Hormuz e di alleato di particolare influenza sull'Iran: le forti turbolenze al traffico marittimo seguite agli attacchi di Usa e Israele contro Teheran sono una minaccia diretta alla sicurezza energetica di Pechino che dal Golfo Persico importa circa il 45-50% del suo fabbisogno petrolifero annuale.

L'inattesa chiamata al "gioco di squadra" da parte del presidente americano Donald Trump, allo scopo di garantire la sicurezza marittima nel braccio di mare dove transita il 20% del greggio mondiale, fa quindi leva su una condizione di oggettiva precarietà, anche per il Dragone. Almeno 55 navi battenti bandiera cinese sono infatti rimaste intrappolate all'interno del Golfo Persico, mentre altre sono ferme all'esterno, nel Golfo dell'Oman.

"In qualità di amico sincero e partner strategico dei Paesi mediorientali, la Cina continuerà a intensificare le comunicazioni con le parti interessate - incluse le parti coinvolte nel conflitto - e a svolgere un ruolo costruttivo ai fini della de-escalation e del ripristino della pace", ha detto un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, in una nota citata dalla Cnn. "Tutte le parti hanno la responsabilità di garantire un approvvigionamento energetico stabile e senza intoppi", ha aggiunto.

Un messaggio interlocutorio su un tema delicato che potrebbe essere discusso, con la guerra in Iran e le forti preoccupazioni su forniture e prezzi del greggio, negli incontri sul commercio in corso a Parigi tra il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, utili per completare i preparativi della missione di Trump a Pechino dall'omologo Xi Jinping, attesa a fine mese.

Per altro verso, le spedizioni di greggio iraniano sono proseguite a dispetto della guerra, anche a passo ridotto: almeno 11,7 milioni di barili in transito nello Stretto di Hormuz sono finiti in Cina in poco più della prima settimana di conflitto, iniziato il 28 febbraio, nelle stime di Samir Madani, co-fondatore di TankerTrackers.com.

Resta poi da vedere l'impatto su Xi della minaccia di Trump di "distruggere le infrastrutture petrolifere" sull'isola di Kharg da cui transita circa l'80% dell'export petrolifero di Teheran, "qualora l'Iran - o chiunque altro - dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi nello Stretto di Hormuz".

Dietro le quinte, secondo diversi media, la Cina, il principale compratore di oro nero iraniano (il 90%, pari a un quinto del suo import), sta premendo su Teheran perché aiuti il passaggio sicuro delle navi adibite al trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto dal Qatar dato che il blocco lede i suoi "legittimi interessi".

I rapporti tra Teheran e Pechino (e Mosca) non si sono mai interrotti. Cina e Russia stanno aiutando l'Iran in diversi modi, ha ammesso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in un'intervista all'emittente MS NOW, definendo Mosca e Pechino partner strategici di Teheran. "Abbiamo avuto una stretta collaborazione in passato, che continua tuttora, e questo include anche la cooperazione militare", oltre che politica ed economica, ha aggiunto il capo della diplomazia iraniana.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni