Un veterano della guerra del Golfo, un 'diplomatico in uniforme' con istinto politico, un ufficiale a quattro stelle che va a vedere lo scenario di battaglia con i propri occhi.
È così che viene descritto Charles "Brad" Cooper II, 59 anni, che nell'agosto 2025 è diventato il secondo ammiraglio della Marina a guidare il comando il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), quello che dirige lo sforzo bellico congiunto Usa-Israele contro l'Iran.
Figlio di un ufficiale dell'esercito, sposato, due figli, laureato alla United States Naval Academy nel 1989 prima di collezionare una serie di titoli e master (con studi anche ad Harvard), Cooper è stato dispiegato in operazioni di combattimento durante la guerra del Golfo e nel periodo che ha preceduto l'invasione dell'Iraq: dai conflitti nella ex Jugoslavia alla guerra in Afghanistan, fino al comando della Quinta Flotta della Marina statunitense con base in Bahrein.
Quando nell'estate del 2024 ci fu la crisi nel Mar Rosso con ribelli Houthi nello Yemen che sparavano contro navi internazionali, il vice ammiraglio Cooper, allora numero due del Centcom, volle andare di persona a vedere la situazione. "Invece di limitarsi a leggere i rapporti dei comandanti di quelle navi, uscì in mare con loro. Si mise in pericolo", ha raccontato alla Cnn Dan Shapiro, che lavorava al Dipartimento della Difesa per gli affari mediorientali.
Due anni dopo Cooper, ormai ammiraglio alla guida del Centocom, ha dovuto gestire la guerra con l'Iran, dove ha riferito di aver colpito oltre 5.500 obiettivi e distrutto più di 60 navi di Teheran, affermando di fatto di aver "eliminato" la marina degli ayatollah. Il giorno prima che Trump ordinasse il lancio dell'operazione, Cooper presentò al presidente alla Casa Bianca le varie opzioni militari, compresi i rischi.
Ora, come i generali Norman Schwarzkopf e David Petraeus, comandanti del Centcom che guidarono precedenti guerre americane in Medio Oriente, Cooper è sottoposto a un'enorme pressione per ottenere una vittoria decisiva sul campo di battaglia. Con un bilancio di 13 militari uccisi ed altri 140 feriti, nonché con l'ombra di un errore nel bombardamento di una scuola femminile iraniana dove sono morti 168 bambini. Spetta a lui adesso mantenere la campagna militare sulla giusta rotta finché non verrà presa una decisione politica per terminarla, qualunque sia il tempo necessario.
Fonti che hanno lavorato a stretto contatto con Cooper, rivela la Cnn, raccontano che è particolarmente adatto a questo momento, non solo per le sue capacità militari ma anche per il suo istinto politico, sviluppato navigando sia nelle acque complesse del Medio Oriente sia nei corridoi del potere a Washington, dimostrandosi efficace tanto nei rapporti con i parlamentari del Congresso che controllavano i suoi bilanci quanto con gli alleati in Medio Oriente, in particolare con Israele. In un caso raro per un ufficiale militare, Cooper ha anche partecipato il mese scorso a colloqui diplomatici indiretti con l'Iran in Oman insieme a Jared Kushner, genero di Trump, e all'inviato statunitense Steve Witkoff.