La pioggia di fuoco che ha colpito il nord di Israele per ore tra ieri e oggi ha provocato la dura reazione del ministro della difesa Israel Katz, che ha minacciato una nuova campagna militare in Libano.
Tuttavia il governo non ha ancora preso una decisione, in serata la questione è approdata sul tavolo del gabinetto politico-di sicurezza, ma l'Iran resta in cima alla lista delle priorità per l'esecutivo israeliano. Col premier Benyamin Netanyahu che stasera non ha esitato a definire la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei "un burattino dei pasdaran", costretto a "non mostrare il suo volto".
A suo dire "l'obiettivo della guerra è consentire al popolo iraniano di rovesciare il regime", ha detto in conferenza stampa. "Dico al popolo iraniano: il momento in cui potrete uscire verso la libertà si sta avvicinando. Noi siamo al vostro fianco e vi aiutiamo, ma alla fine dipende da voi, è nelle vostre mani".
"Questo non è più lo stesso Iran, non è più lo stesso Medio Oriente e non è più lo stesso Israele. Non aspettiamo, prendiamo l'iniziativa, attacchiamo e lo facciamo con una potenza senza precedenti", ha aggiunto Netanyahu, aggiungendo anche che "stiamo forgiando nuove alleanze nella regione che fino a poche settimane fa sarebbero sembrate immaginarie".
L'esercito israeliano (IDF) ha dichiarato di aver colpito il sito di Taleghan - nel complesso militare di Parchin a 30 chilometri da Teheran considerato uno dei più grandi centri dell'industria militare iraniana - utilizzato dal regime di Teheran per lo sviluppo di armi nucleari.
Le prime immagini satellitari open source mostrano tre grandi buchi nella struttura di cemento con cui era stato coperto l'impianto dopo la guerra dei 12 giorni a giugno. "I fori ricordano quelli documentati nel sito di Fordow dopo un altro attacco, e potrebbero indicare l'uso di bombe penetranti anti-bunker", ha commentato "Yedioth Ahronot".
Proprio su Fordow, secondo un rapporto saudita riferito dai notiziari israeliani, sarebbe stato lanciato un nuovo pesante raid. Tuttavia non è chiaro se contro i siti nucleari di Teheran stiano operando solo i caccia israeliani o anche quelli statunitensi.
In mattinata, durante un briefing con i vertici militari, Katz ha chiarito di aver avvertito il presidente libanese Joseph Aoun: "se il governo libanese non è in grado di controllare il territorio e impedire a Hezbollah di sparare contro Israele, prenderemo il territorio e lo faremo noi stessi", ha affermato.
Il ministro degli esteri libanese Youssef Raggi ha annunciato di aver convocato per domani l'incaricato d'affari iraniano dopo che Teheran ha affermato di aver condotto un'operazione "congiunta" con Hezbollah contro Israele. Raggi ha ribadito il rifiuto del Libano di qualsiasi "palese violazione della nostra sovranità e delle decisioni del nostro governo".
Mentre Katz ha aggiunto che, insieme con Netanyahu, ha "ordinato all'IDF di prepararsi a un'espansione delle attività militari in Libano". Ieri Hezbollah ha lanciato 200 razzi e una ventina di droni contro lo Stato ebraico, nella giornata più difficile per le comunità settentrionali israeliane da quando il gruppo sciita è tornato a colpire "per vendicare l'uccisione della guida suprema Ali Khamenei". Nel frattempo l'IDF ha lanciato una massiccia ondata di attacchi contro le infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale e nel centro di Beirut.
Dall'inizio dell'escalation, il 2 marzo, le autorità libanesi hanno registrato almeno 687 uccisi e oltre 1'700 feriti. Mentre il numero degli sfollati continua a crescere: sono oltre 822'000 le persone costrette a lasciare le proprie case. Più di 33'000 famiglie sono state accolte in rifugi improvvisati, ossia circa 100'000 persone.
Intanto i porti petroliferi iracheni hanno completamente interrotto le operazioni a seguito degli attacchi iraniani a due petroliere nelle sue acque. E sempre in Iraq, nonostante non vi siano comunicati ufficiali che spieghino chi stia attaccando, le milizie filo-Iran - ritenute responsabili di centinaia di raid per conto di Teheran - hanno subito gravi perdite, con l'uccisione di almeno una ventina dei suoi combattenti.