Il Tribunale Supremo spagnolo ha confermato in via definitiva che il Pazo de Meiras, storica residenza in Galizia utilizzata dal dittatore Francisco Franco, appartiene allo Stato e non ai suoi eredi.
Con una sentenza della prima sezione civile, di cui ha preso visione l'agenzia italiana ANSA, in giudici hanno respinto all'unanimità tutti i ricorsi contro la decisione della Corte provinciale di La Coruna.
Il verdetto chiude uno dei contenziosi simbolo della memoria storica del franchismo: i nipoti di Franco, della famiglia Martinez-Bordiù, dovranno restituire la proprietà allo Stato, ma avranno diritto a essere risarciti per le spese sostenute per la conservazione dell'immobile durante gli anni.
Il Supremo ha stabilito che la donazione del 1938, formalizzata in piena Guerra Civile in un documento dell'allora ‘Giunta Pro Pazo del Caudillo’, non costituisce un valido titolo giuridico. Ed anche la successiva compravendita, formalizzata nel 1941, è stata giudicata nulla.
Secondo la sentenza, il complesso del Pazo e Torre de Meiras, di circa 67.000 metri quadri, fu destinato fin dall'origine a servizio del Capo dello Stato, diventando di fatto una residenza ufficiale, analogamente al Palazzo del Pardo a Madrid. Per questo motivo, non poteva essere acquistato per usucapione dagli eredi del dittatore, come sosteneva la difesa.
I giudici, tuttavia, escludono la"'mala fede" dei discendenti di Franco: dopo la morte del dittatore nel 1975, la famiglia ha continuato a utilizzare la tenuta del Pazo privatamente e senza contestazioni formali da parte dello Stato per decenni. Da qui, il diritto a un indennizzo per i lavori necessari realizzati nella proprietà.
La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2019, quando l'Avvocatura dello Stato aveva citato in giudizio gli eredi di Franco, con il sostegno della Giunta della Galizia, della Provincia e dei comuni di La Coruna e Sada. Un anno dopo, il tribunale di primo grado aveva riconosciuto la proprietà pubblica dell'immobile. La decisione era stata confermata nel 2021 in Appello. Ora, con la sentenza del Supremo, è definitiva e mette fine alla disputa su uno dei simboli del potere del regime franchista in Spagna.