La guerra del Golfo registra una nuova escalation nelle acque di Hormuz, arteria strategica del traffico commerciale internazionale. I Pasdaran hanno colpito tre navi cargo e hanno rilanciato la sfida a Stati Uniti e Israele: "Dallo Stretto non passerà un litro di petrolio, preparatevi a pagare 200 dollari per un barile". Le forze armate Usa hanno risposto annunciando possibili raid contro i porti civili iraniani.
"Tutte le navi appartenenti agli americani e ai loro alleati sono un obiettivo legittimo", ha avvertito Ibrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran, mentre le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato di aver centrato una nave battente bandiera della Liberia, la Express Room, e la portarinfuse thailandese Mayuree Naree, che avevano tentato di "passare illegalmente" da Hormuz. In quest'ultima è scoppiato un incendio e 20 membri dell'equipaggio sono stati sbarcati in Oman. L'agenzia britannica Uktmo ha dato conto di almeno tre imbarcazioni colpite in successione da "proiettili sconosciuti", registrando 14 incidenti analoghi dall'inizio della guerra.
Sul fronte opposto il Comando Centrale Usa ha reso noto di aver "eliminato" 16 navi portamine iraniane. Secondo diverse fonti la Marina di Teheran finora ha piazzato nello Stretto circa una dozzina di ordigni di cui si conosce l'ubicazione, ma potrebbe dispiegarne a centinaia. Per Donald Trump invece non ci sarebbe ancora una minaccia di questo tipo. Sempre il CentCom ha invitato ad evitare "tutte le strutture portuali in cui operano le forze navali iraniane" che il "regime sta utilizzando per condurre operazioni militari". Sono strutture che "hanno perso lo status di protezione e sono diventate legittimi obiettivi ai sensi del diritto internazionale", l'avvertimento. "Colpiremo i porti regionali", è stata la controreplica dal regime.
Le incursioni iraniane sono proseguite nei Paesi limitrofi, dall'Arabia Saudita, che ha abbattuto sei missili e droni diretti ai suoi giacimenti petroliferi, all'Oman, nel porto di Salalah. Minacciato anche l'aeroporto di Dubai. Nuovi raid sono stati lanciati contro le basi americane in Iraq (anche su un centro logistico per diplomatici), Qatar e Kuwait. La propaganda di Teheran ha parlato di "attacchi su larga scala" su obiettivi statunitensi e israeliani, inclusi "banche e centri economici", ma Washington sta registrando una progressiva e "drastica" diminuzione del volume di fuoco nemico, comprensibilmente per preservare il proprio arsenale. Segnali compatibili con il proclama dei Pasdaran: "Preparatevi alla possibilità di una guerra di logoramento a lungo termine che distruggerà l'intera economia americana e globale". Secondo Abc, che ha citato un report dell'Fbi, persino la lontanissima California potrebbe diventare un obiettivo.
Per quanto riguarda l'epicentro del conflitto si sono registrate nuove ondate di raid su tutto l'Iran, mentre l'Idf ha preso di mira infrastrutture di Hezbollah a Beirut (in tutto il Libano sono 800mila gli sfollati). Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha chiarito che la campagna andrà avanti "senza limiti di tempo, finché sarà necessario, giorno per giorno, obiettivo per obiettivo". E se Trump ha insistito sul fatto che "la guerra finirà presto" perché "non c'è più niente da colpire", funzionari della sicurezza a Gerusalemme ritengono che la Casa Bianca non chiuderà la partita in tempi brevi. Anche Emmanuel Macron, dopo una videoconferenza con i leader del G7, incluso Trump, ha avvertito che la capacità militari iraniane "non sono ridotte a zero".
Al di là della potenza bellica, la nuova leadership della teocrazia appare comunque in grave difficoltà, se si considera che Mojtaba Khamenei non è ancora apparso in pubblico da quanto è stato eletto Guida Suprema, domenica scorsa. Il 56enne ayatollah, scampato alla morte dopo i primi bombardamenti di Usa e Israele, risulta ferito alle gambe e alle braccia. Secondo l'ambasciatore a Cipro sarebbe in ospedale, ed in ogni caso "non in grado di pronunciare un discorso".