Estero

Pechino fa la scorta di petrolio, +15,8% nei primi due mesi

11 marzo 2026
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Un aumento silenzioso, ma carico di significato geopolitico. Nei primi due mesi del 2026 la Cina ha importato il 15,8% in più di petrolio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L''accelerazione registrata a gennaio e febbraio, prima che la guerra in Medio Oriente iniziasse a mettere sotto pressione le rotte energetiche globali, fa parte di una strategia più ampia di Pechino per proteggere la propria economia dagli scossoni internazionali e dagli umori di Donald Trump. Scelta che oggi appare lungimirante.

I dati doganali diffusi dalla Cina e citati dal New York Times mostrano come il più grande importatore mondiale di greggio abbia intensificato gli acquisti mentre continua ad accumulare scorte strategiche. Il tutto nonostante il consumo interno di petrolio sia in lieve calo. "L'accumulo di scorte è in atto da tempo e i regolatori cinesi si stavano già preparando alle tensioni geopolitiche che sarebbero potute derivare dall'amministrazione Trump", ha spiegato al Nyt Cosimo Ries, analista energetico di Trivium China.

La guerra tra Usa e Israele contro l'Iran rappresenta esattamente lo scenario di crisi che la leadership cinese teme da anni, con interruzioni delle forniture e shock sui prezzi capaci di colpire un'economia già sotto pressione. Pechino si muove su alcuni pilastri: aumentare la produzione interna, spingere sull'elettrificazione dei consumi e, soprattutto, accumulare grandi riserve di greggio. Secondo le stime, le scorte cinesi superano oggi 1,2 miliardi di barili, sufficienti a coprire circa cento giorni di importazioni.

Questo non significa che la Cina guardi con serenità all'escalation nella regione. Pechino si è mossa su più fronti per contenere i rischi. Dopo aver chiesto all'Iran di evitare ulteriori tensioni nello Stretto di Hormuz e aver ordinato alle grandi raffinerie cinesi di sospendere temporaneamente le esportazioni di diesel e benzina, oggi il ministero dei Trasporti ha convocato i vertici delle compagnie di navigazione Maersk e Mediterranean Shipping Company per discutere dei rincari dei noli e della sospensione di alcune rotte verso il Medio Oriente.

La posta in gioco è alta. La Cina importa ogni giorno tra 11 e 12 milioni di barili di petrolio e circa l'80% arriva via mare. Tra i fornitori figurano Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati e Iran. Proprio Teheran rappresenta una pedina chiave. La Cina prende dagli Ayatollah tra il 12 e il 14% del greggio che importa via nave, ovvero circa il 10-11% delle importazioni complessive. Un altro attore importante era il Venezuela di Nicolas Maduro, che nel 2025 ha esportato verso la Cina circa 395 mila barili al giorno, il 4% delle importazioni totali cinesi di petrolio.

L'accumulo di petrolio è per Pechino più di una scelta energetica. È una polizza assicurativa contro guerre, tensioni commerciali e soprattutto contro incertezza internazionale e umori di Trump.