Francia e Regno Unito rafforzano la presenza militare nel Mediterraneo e nel Golfo mentre l'UE spinge per una soluzione negoziale
Il secondo intervento della Nato a difesa della Turchia, l'esordio dell'aeronautica britannica nei teatri di guerra, la missione del presidente francese Emmanuel Macron a Cipro a protezione del Mediterraneo orientale. Sulla crisi in Medio Oriente comincia a muoversi quell'Occidente dove non sventola la bandiera americana.
Lo fa innanzitutto con Londra e con l'aeronautica militare del Regno Unito (RAF, per Royal Air Force), che per la prima volta dall'inizio del conflitto abbatte droni iraniani diretti in Giordania e Bahrein. Ma lo fa anche con la Francia, che vede Macron arrivare a Cipro e avvertire l'Iran in vista di eventuali attacchi all'isola. E il prossimo passo potrebbe essere lo Stretto di Hormuz, fulcro della crisi petrolifera. "Stiamo preparando una missione per scortare le navi dopo la fase più calda del conflitto", ha annunciato Macron.
Da un punto di vista diplomatico la posizione dei paesi europei continua a differire da quella di USA e Israele. La ricerca di una strada negoziale è stata, non a caso, al centro della conferenza telefonica tra i vertici dell'UE e i leader dei paesi del Golfo. A loro la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno assicurato innanzitutto una totale solidarietà.
"L'Ue è pronta a contribuire in ogni modo possibile per aiutare a distendere la situazione e facilitare il ritorno al tavolo dei negoziati", hanno sottolineato Costa e von der Leyen esprimendo "profonda preoccupazione" in particolare per la situazione in Libano.
Eppure, la soluzione diplomatica sembra ancora lontanissima. La Nato, per la seconda volta, ha intercettato un missile iraniano sopra la Turchia. Il missile balistico è stato distrutto nei cieli sopra il sud-est del paese e ha scatenato l'ira di Ankara, che ha convocato l'ambasciatore iraniano in Turchia per formalizzare la sua protesta.
La vera novità, sul terreno, è però arrivata in serata quando il ministero della Difesa britannico ha reso noto che due caccia Typhoon hanno abbattuto droni iraniani diretti verso Giordania e Bahrein e che erano in corso operazioni aeree difensive a sostegno degli Emirati Arabi Uniti. L'entrata in azione della RAF ha fatto seguito alla notizia del rafforzamento della presenza militare americana in Gran Bretagna. Nella base di Fairford, nella contea inglese del Gloucestershire, sono atterrati tre B-52 americani. L'arrivo dei bombardieri ha sigillato l'inizio di un maggiore coinvolgimento di Londra nelle operazioni, dopo le tensioni dei giorni scorsi tra il premier Keir Starmer e il presidente Donald Trump.
Di certo, i contatti tra Starmer e Macron sono aumentati. Con un obiettivo, innanzitutto: tenere il più possibile la guerra lontana dal Mediterraneo e arginare le conseguenze economiche e energetiche del conflitto. A Cipro, con al suo fianco il presidente Nikos Christodoulídis e il primo ministro greco Kyriákos Mitsotákis, il capo dell'Eliseo ha avvertito chiaramente Teheran che attaccare l'isola vorrebbe dire dichiarare guerra all'Europa.
La Francia - ha sottolineato poi Macron a bordo della portaerei Charles De Gaulle - non partecipa alla guerra in corso e resta convinta che un cambio di regime in Iran non si ottenga solo con le bombe. Allo stesso tempo Parigi è pronta a muoversi per una missione "puramente difensiva" che tuteli la navigazione nello Stretto di Hormuz. Quel tratto di mare, al pari del partenariato con i paesi del Golfo, per l'Europa resta prioritario e a Bruxelles non si esclude infatti un ulteriore potenziamento della missione di difesa marittima Aspides.
Certo, gli effetti collaterali di una maggiore partecipazione militare dei paesi dell'UE sono evidenti a tutti, a partire dal rischio di rappresaglie da parte di cellule dormienti iraniane. Ma, come ha sottolineato von der Leyen alla conferenza degli ambasciatori dell'UE, questo è il tempo dell'azione. È il tempo in cui "l'Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n'è andato e non tornerà".