Estero

Iran: Peseschkian pone condizioni per la fine degli attacchi

Il presidente ha inoltre definito disonorevole qualsiasi forma di sostegno a Israele e agli Stati Uniti

Masoud Pezeshkian
(Keystone)
7 marzo 2026
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Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è disposto a fermare gli attacchi missilistici contro i Paesi vicini, a condizione che dai loro territori non partano operazioni militari contro Teheran. In un messaggio video trasmesso dalla televisione di Stato, il capo dello Stato ha affermato che l’Iran “non lancerà razzi né attaccherà i Paesi confinanti” se questi non permetteranno azioni ostili contro la Repubblica islamica.

Pezeshkian ha inoltre definito “disonorevole” qualsiasi forma di sostegno a Israele e agli Stati Uniti. Allo stesso tempo si è scusato per i recenti attacchi contro Paesi della regione, spiegando che sarebbero stati la conseguenza del caos seguito alla morte di diversi comandanti di alto rango. In quel momento, ha detto, le forze armate si sarebbero trovate senza una guida chiara e avrebbero agito autonomamente. Dopo il discorso del presidente, i Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno dichiarato – secondo l’agenzia Tasnim – che rispetteranno gli interessi e la sovranità dei Paesi vicini in linea con le indicazioni del capo dello Stato. Allo stesso tempo hanno ribadito che tutte le basi e gli interessi statunitensi e israeliani nella regione, “in mare, in aria e sulla terra”, restano obiettivi principali.

Le parole di Pezeshkian implicano quindi che anche le basi militari statunitensi presenti in diversi Paesi della regione non dovrebbero essere utilizzate per attacchi contro l’Iran, condizione che coinvolgerebbe indirettamente gli Stati Uniti. Secondo l’analista israeliano Danny Citrinowicz, la dichiarazione del presidente solleva però una domanda: chi controlla realmente il Paese in questo momento. Se la leadership politica annuncia una linea mentre sul terreno accade il contrario, ciò potrebbe indicare crescenti problemi nel processo decisionale iraniano. “Potrebbe esserci una crescente distanza tra la leadership politica e l’apparato di sicurezza, oppure parti dell’establishment militare agiscono in modo indipendente”, ha scritto sulla piattaforma X. Un’opinione simile è stata espressa anche dall’esperto Ali Vaez, secondo il quale, nella politica iraniana del prossimo futuro, una regola generale sarà “ignorare ciò che dice il presidente e concentrarsi su ciò che fanno le Guardie rivoluzionarie”.

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