Dopo mesi di tira e molla, negoziati e dazi imposti per tentare di bloccare le importazioni di petrolio russo da parte di Nuova Delhi, gli Usa hanno fatto dietrofront. Almeno per ora.
La guerra in Medio Oriente ha rimescolato le carte nel mercato mondiale degli idrocarburi e gli Usa hanno annunciato che l'India - uno dei Paesi più a rischio per le forniture energetiche - potrà momentaneamente acquistare milioni di barili di greggio russo bloccati in mare sulle petroliere senza temere ripercussioni.
È un allentamento di fatto delle sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina. "Una deroga temporanea di 30 giorni", sostiene il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, secondo cui questa misura dovrebbe servire a far fluire nuovo greggio sui mercati.
L'India importa il 90% del suo fabbisogno di petrolio e la metà passa dallo Stretto di Hormuz, che subisce il blocco iraniano. In queste condizioni, e con il prezzo del greggio in forte rialzo, in India si teme un aumento dell'inflazione e del deficit fiscale, e la mossa degli Usa dovrebbe avere come obiettivo quello di dare una boccata d'ossigeno al settore energetico indiano, almeno nel breve periodo.
Dall'inizio del conflitto in Ucraina, l'India ha iniziato a importare da Mosca sempre più greggio a prezzi scontati diventando un mercato di sbocco alternativo per la Russia colpita dalle sanzioni. Trump l'anno scorso ha però imposto a Nuova Delhi dazi al 50%, di cui un 25% contro l'acquisto del petrolio russo. Ma a febbraio li ha tagliati al 18% sostenendo che Nuova Delhi si fosse impegnata a non acquistare più greggio russo.
Uno stop mai confermato dall'India, che però secondo diverse fonti avrebbe ridotto le sue importazioni da Mosca. Tutto da rifare. "Questa misura, deliberatamente a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo", dice Bessent della decisione di lasciar acquistare all'India il greggio russo fermo in mare. I prezzi del petrolio però ora sono più alti e resta da vedere quanto in effetti durerà questo provvedimento.
Secondo il Wall Street Journal, gli Usa starebbero intanto cercando di ridurre le esportazioni di petrolio russo in un altro modo. Stando alle fonti del giornale, Bessent starebbe infatti valutando di chiedere alla Cina di ridurre gli acquisti di greggio da Russia e Iran, e potrebbe parlarne in un incontro col vice premier cinese He Lifeng in programma a Parigi a metà mese, cioè poche settimane prima del faccia a faccia fra Donald Trump e Xi Jinping previsto a Pechino a inizio aprile.
Eppure il Financial Times pare vedere le cose in tutt'altro modo: "La crisi in Medio Oriente è destinata ad avvicinare la Cina alla Russia", scrive spiegando che, secondo gli esperti, "Pechino si trova ad affrontare una potenziale perdita delle forniture di petrolio iraniano a basso costo" mentre da Mosca proviene ormai il 20% delle importazioni di greggio della Cina.
Bessent preferirebbe che la Cina acquistasse più idrocarburi americani, sostiene da parte sua il Wall Street Journal, ma per Pechino si tratta di una richiesta molto impegnativa: sia perché la Cina acquista il greggio russo a un prezzo scontato e quindi inferiore a quello degli Usa, sia perché una mossa del genere minerebbe i rapporti col Cremlino. Secondo le fonti della testata americana, Xi dal canto suo potrebbe invece chiedere all'inquilino della Casa Bianca "una posizione più pro-attiva contro l'indipendenza di Taiwan".