Il caso Jeffrey Epstein continua a dominare la politica americana e a far tremare la Casa Bianca in vista delle elezioni di midterm, con il rischio sempre più concreto che il presidente Donald Trump pagherà un prezzo.
Dopo il segretario al commercio, infatti, la Commissione di vigilanza della Camera ha chiamato a testimoniare la sua attorney general, Pam Bondi. La decisione è stata presa grazie al voto di cinque repubblicani che si sono uniti a tutti i democratici per portare la segretaria alla giustizia americana a deporre sulla gestione di uno dei più grandi scandali degli ultimi vent'anni negli Stati Uniti.
D'altra parte, la base MAGA ("Make America Great Again"; lo slogan del presidente, ndr) non ha mai perdonato a Trump di non aver pubblicato subito le milioni di pagine di documenti sul caso del finanziere pedofilo, come promesso da lui e Bondi durante la campagna elettorale.
Ed è stata la deputata repubblicana Nancy Mace a presentare la mozione per convocare l'attorney general. "Mancano oltre 65'000 documenti e sappiamo che ci sono più di 2'000 video in circolazione. Il Dipartimento di giustizia non sta fornendo al Congresso tutte le informazioni", ha attaccato Mace.
"Ho delle domande molto specifiche per lei, e non voglio parlare del Dow Jones", ha incalzato la repubblicana all'ultima apparizione al Congresso durante la quale Bondi aveva cercato di evitare di rispondere ad alcune domande su Epstein portando l'attenzione sull'agenda economica di Trump.
Un'uscita e un'audizione giudicata nel suo complesso fuori luogo da più parti tanto che il mondo MAGA era insorto chiedendo le dimissioni immediate dell'attorney general.
"Per mesi, Bondi ha avuto un ruolo determinante nell'orchestrare l'insabbiamento dei dossier Epstein da parte della Casa Bianca e non ha ottemperato alla nostra citazione bipartisan per la pubblicazione dei dossier completi e non censurati. Il popolo americano merita trasparenza, i sopravvissuti meritano giustizia e noi chiediamo risposte", ha attaccato il deputato Robert Garcia, il democratico di maggior spicco della commissione.
Nelle ultime settimane il dipartimento è stato accusato non solo di mancanza di trasparenza sui file ma anche di aver censurato appositamente i riferimenti al presidente americano. Secondo un'analisi del "Wall Street Journal", mancherebbero dall'archivio pubblicato sul sito del Dipartimento della giustizia oltre 47'000 file, compresi documenti dell'FBI che contengono accuse contro Trump.
Le vittime del mostro hanno anche fatto presente che i loro nomi non sono stati protetti come promesso. "Siamo stanchi di questi giochetti. Quando coloro che eleggiamo abusano della loro posizione ne facciamo tutti le spese", ha dichiarato una delle sopravvissute, Annie Farmer, presente in aula durante l'audizione di Bondi.
Nei giorni scorsi è stato convocato un altro pezzo grosso del governo di Trump, il segretario al commercio. Dopo aver ripetutamente smentito contatti e essersi detto disgustato dal finanziere pedofilo, Howard Lutnick è stato costretto ad ammettere di aver visitato l'isola di Epstein e di averlo sentito in alcuni casi per partecipare a delle raccolte di fondi, una per Hillary Clinton, allora candidata alla Casa Bianca.