Brent +13% dopo attacchi e chiusura dello Stretto di Hormuz, timori per forniture e impatto su carburanti ed energia
Volano le quotazioni del petrolio nelle battute iniziali sui mercati asiatici: il Brent segna un balzo del 13% dopo i pesanti attacchi del weekend di USA e Israele contro l'Iran, attestandosi a 82,20 dollari al barile contro i 72,87 dollari segnati venerdì.
In rialzo anche l'oro (+1,6%), tradizionale bene rifugio in tempi di crisi, e l'argento (+2%). Il benchmark sul West Texas Intermediate (WTI), invece, ha segnato un balzo dell'8%, a 72,38 dollari, dopo aver toccato un massimo a quota 75,33 dollari.
L'Iran è tra i principali fornitori di petrolio al mondo e il suo governo ha riferito di aver chiuso la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, via marittima vitale per il trasporto del greggio, a seguito degli attacchi aerei americani e israeliani che hanno ucciso la Guida suprema, Ali Khamenei. È uno snodo di grande importanza attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale: circa 20 milioni di barili al giorno e quasi il 20% del GNL totale, prevalentemente dal Qatar.
Almeno tre petroliere sono state danneggiate nella regione e i principali spedizionieri hanno dichiarato che eviteranno lo Stretto. Se la situazione di blocco dovesse persistere, il greggio potrebbe, secondo gli analisti, salire fino a 100-120 dollari, con effetti a cascata sui costi di carburanti ed elettricità. I ritardi nelle consegne del GNL, in particolare, metterebbero in seria difficoltà Europa e Asia.