La paura viaggia sulle Borse già da una settimana, sui timori dell'attacco all'Iran, concretizzatosi questa mattina, ma quello che si prevede per lunedì è uno scenario "da incubo" dove non c‘è rifugio perchè sia materie prime che azionario e valute subiranno il contraccolpo.
Chi ha avuto sangue freddo ha investito (72,2 milioni di dollari nell'ultima settimana) su derivati basati sull'indice Vix, il cosiddetto indice della paura, che sale quando ci sono delle turbolenze e i prezzi scendono, per gli altri potrebbe essere troppo tardi. L'indice Vix non è ai suoi massimi (a febbraio ha toccato i 22,73 punti) ma ha chiuso venerdì in rialzo del 4% rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 19,86 punti.
Nel fine settimana i mercati tradizionali sono chiusi ma non le piattaforme crypto, attive 24 ore su 24. Dopo l'annuncio dell'attacco circa 128 miliardi di dollari sono stati cancellati dagli asset digitali, il Bitcoin ed Ether sono crollati bruscamente (-4% a ridosso dei 63'000 dollari il primo; -4,5% a 1835 dollari il secondo). I future swap perpetui sul petrolio sono balzati di circa il 6,2% a 70,6 dollari al barile sulla piattaforma crypto Hyperliquid, mentre quelli su oro e argento sono saliti di oltre il 5% e l'8%, rispettivamente a 5464 dollari e 97,5 dollari l'oncia. Questi movimenti potrebbero offrire un'indicazione su come questi mercati potrebbero reagire una volta che le contrattazioni tradizionali riprenderanno lunedì.
Con l'annuncio della chiusura dello stretto di Hormuz, definita dagli analisti "uno scenario da incubo per i mercati globali", è attesa una nuova impennata dei prezzi del petrolio che, tra gennaio e febbraio sono già saliti del 19%. Durante la ’guerra dei 12 giorni‘ tra Israele e Iran di giugno il petrolio aveva registrato la maggiore impennata in oltre tre anni con il greggio Brent, il riferimento europeo, che aveva superato gli 80 dollari al barile. Ieri il Brent quotava 72,98 dollari ma, calcolano gli analisti, i prezzi tendono ad aumentare di circa il 4% in risposta a una riduzione dell'1% dell'offerta. Domani si riunisce intanto l'Opec+ per valutare un aumento maggiore del previsto della produzione.
Sull'azionario gli osservati speciali sono, con andamenti opposti, i titoli della difesa e delle compagnie aeree. In Asia c’è già stata un'impennata nei giorni scorsi che ha coinvolto la giapponese IHI, Kawasaki Heavy e la coreana Hanwha Aerospace. Gli attacchi missilistici iraniani in Medio Oriente potrebbero aumentare la domanda del sistema di difesa aerea di quest'ultima.
Il conflitto poi innesca la chiusura dello spazio aereo. Israele lo ha già annunciato, seguita dal Qatar e così Ita, Lufthansa, Air France, Swiss, Turkish Airlines e Air India hanno interrotto gran parte dei collegamenti per l'area. Anche Virgin Australia, che ha stretto una partnership con Qatar Airways, è esposta, con circa metà della sua capacità internazionale programmata collegata a Doha. Inoltre l'aumento dei prezzi del petrolio amplificherà ulteriormente i costi di dirottamento in tutto il settore.