Estero

L'Europa invoca la de-escalation, Aspides in Mar Rosso

28 febbraio 2026
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L'Ue prova a tenere insieme fermezza e prudenza davanti alla nuova guerra in Medio Oriente, schierandosi innanzitutto a fianco di Stati Uniti, Israele e Paesi del Golfo. Poco dopo che sui cieli dell'Iran e dei Paesi vicini sono cominciati a piovere missili, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invocato "la de-escalation e il ritorno alla diplomazia", condannando con nettezza "gli attacchi iraniani contro gli alleati regionali". Una vicinanza, quella ai Paesi del Golfo, che von der Leyen ha ribadito in serata, in una telefonata con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed.

L'Europa non è rimasta certo sorpresa dalla mossa di Donald Trump ma, di fatto, fino all'ultimo ha sperato che il tycoon evitasse l'attacco. La nuova crisi, questa volta su larga scala, è vista dalle cancellerie europee come un altro elemento di destabilizzazione globale. Bruxelles si muoverà con prudenza, consapevole delle possibile conseguenze che ogni sua mossa possa avere su un fronte ben più vicino all'Europa, quello Ucraina.

Allo stesso tempo l'Ue non resta completamente fuori dal conflitto. È stato l'Alto Rappresentante Kaja Kallas a indicare la strada per un contributo europeo diretto, sottolineando che la missione navale Ue Eunavfor Aspides "rimane in stato di massima allerta". Dal quartier generale della missione, guidata dall'ammiraglio greco Vasileios Gryparis e a cui partecipano anche due navi italiane, hanno fatto sapere che "gli Houthi hanno minacciato di lanciare nuovi attacchi" nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden e hanno sottolineato che sono a disposizione "le nostre risorse per contribuire alla libertà di navigazione e alla sicurezza marittima".

È però ancora presto per capire come si muoverà l'Europa. I prossimi passi saranno decisi domani, in una riunione straordinaria - convocata in videocall da Kallas - dei ministri degli Affari Esteri europei e in un incontro d'emergenza degli ambasciatori dei 27, il Coreper. Lunedì, invece, von der Leyen ha convocato un collegio straordinario dei commissari in formato ristretto ai portafogli della sicurezza e della difesa: una sorta di embrione di "war room" europea a Palazzo Berlaymont.

Se il fronte europeo resta formalmente unito, tra le righe dei messaggi dei 27 emergono però accenti diversi. A guidare il fronte più istituzionale sono Parigi e Berlino. Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in una dichiarazione con il premier britannico Keir Starmer nel formato E3, hanno condannato con fermezza gli attacchi iraniani e chiesto la ripresa dei negoziati, senza stigmatizzare l'iniziativa americana.

Sfumature ancor più vicine alla bandiera a stelle strisce sono emerse da Paesi come Belgio, Repubblica Ceca o Ungheria. Senza contare il deciso endorsement a Trump arrivato da Kosovo e Macedonia del Nord. La condanna più netta dell'iniziativa statunitense è arrivata dalla Spagna: il premier Pedro Sanchez, leader del blocco socialista a Bruxelles, ha bocciato le "azioni militari unilaterali", giudicate "foriere di ulteriore instabilità".

Molti, infine, gli appelli al popolo iraniano affinché sia libero dal giogo dei Pasdaran: da Macron, che sui social ha invitato Teheran a "restituire la parola al suo popolo", alla presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola, da mesi in prima linea contro Teheran. Ma l'attacco di Usa e Israele è destinato a infiammare anche il Parlamento europeo: con il gruppo dei Socialisti, e soprattutto della Sinistra, pronti ad accusare l'Ue per il suo immobilismo nei confronti di Washington.