"Non so nulla e non ho fatto nulla di male". Bill Clinton, primo ex presidente a testimoniare davanti ad una commissione del Congresso dal 1983, ha negato qualsiasi coinvolgimento in uno degli scandali di più vaste proporzione degli ultimi anni, nonostante le prove evidenti di un suo legame con Jeffrey Epstein.
In una deposizione fiume, l'ex inquilino della Casa Bianca non si è appellato al quinto emendamento, come la moglie Hillary il giorno prima, ma ha usato diverse volte la risposta "non ricordo" di fronte alle domande della commissione di vigilanza della Camera. D'altra parte sono passati oltre 20 anni dalle serate trascorse nelle residenze del finanziere pedofilo, immortalate in diversi impietosi scatti pubblicati dal dipartimento di Giustizia, tra i quali uno particolarmente imbarazzante che lo mostra dentro una vasca idromassaggio accanto ad una donna.
Una "breve conoscenza" l'ha definita il 79enne Bill nella sua dichiarazione iniziale. Eppure i documenti del dossier dimostrano che il mostro, morto suicida in carcere nel 2019, gli ha fatto visita almeno 17 volte nella residenza presidenziale. "Non avevo idea dei suoi crimini", ha insistito l'ex presidente la cui linea difensiva si basa sul fatto che i suoi rapporti con Epstein si sono interrotti prima del 2003, quando il pedofilo ha ricevuto la prima condanna.
"So quello che ho fatto e ancora più importante quello che non ho fatto. So quello che ho visto e ancora più importante quello che non ho visto", ha detto ancora nella sua dichiarazione iniziale alla commissione della Camera. Sembra quasi un déjà vu, un ritorno indietro nel tempo al 1999, quando Clinton divenne il primo presidente a subire l'impeachment in 130 anni per l'affaire con l'allora stagista della Casa Bianca, la ventenne Monica Lewinsky.
Era un altro mondo, un'epoca pre MeToo dove troppo spesso le vittime di abusi sessuali non venivano ascoltate o, peggio, liquidate. Ma quello era un rapporto consensuale, stando a quanto assicurò la stessa Lewinsky, se pur macchiato da squilibri di potere e divari gerarchici enormi. In questo caso si tratta di un traffico sessuale di minorenni andato avanti per anni sotto gli occhi delle élite americane.
L'ex commander-in-chief non è accusato di alcun crimine né è mai stato denunciato da alcuna ragazza. "È il presidente sbagliato", hanno attaccato i democratici invitando, ancora una volta, la commissione a convocare Donald Trump e farlo deporre sotto giuramento. "Tiri fuori le palle e venga a testimoniare", ha detto il deputato dem Robert Garcia.
Ma i tanti contatti tra Clinton ed Epstein documentati nelle foto dei festini, i viaggi sul famigerato aereo privato ‘Lolita Express’ dopo che aveva lasciato la Casa Bianca, la presenza della complice Ghislaine Maxwell al matrimonio della figlia Chelsea nel 2010 pesano come macigni sulla reputazione di Bill.
"Essendo cresciuto in una famiglia in cui si verificavano abusi domestici, non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto la minima idea di cosa stesse facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non per accordi vantaggiosi", ha detto ancora Clinton rievocando la sua infanzia devastata da un patrigno alcolista e violento nei confronti della madre.
"Le vittime non solo meritano giustizia, ma meritano di guarire", ha aggiunto. L'ex presidente ha voluto anche parlare di Hillary. L'avvocato, ex segretaria di Stato, ex candidata alla presidenza, autrice di libri e punto di riferimento per milioni di donne americane che si è trovata ancora una volta nella difficile posizione di difendere il marito da uno scandalo che non può non toccarla direttamente. Se non come moglie, come donna. "Non c'entra nulla con Jeffrey Epstein", ha affermato Clinton, "Chiamarla a testimoniare è stato semplicemente sbagliato".