Estero

Il Pakistan bombarda Kabul, 'guerra aperta con i talebani'

27 febbraio 2026
|

Una nuova pericolosa escalation segna il conflitto tra Afghanistan e Pakistan. Violente esplosioni hanno scosso Kabul nel cuore della notte, mentre bombardamenti delle forze armate pachistane si registrano anche in altre zone dell'Afghanistan secondo il governo talebano: nella provincia di Paktia, ma anche a Kandahar, la roccaforte dei talebani dove si suppone viva il loro leader, Haibatullah Akhundzada.

"La nostra pazienza è traboccata, adesso è guerra aperta", tuona il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Asif. Parole di fuoco, che arrivano poche ore dopo un'offensiva contro le truppe di Islamabad annunciata dal governo talebano di fatto al potere in Afghanistan, che ora si dichiara favorevole al "dialogo" e a "una soluzione pacifica".

Giovedì sera le prime notizie di "intensi scontri" tra le forze afghane e quelle pachistane lungo la linea di Durand: il confine conteso che si snoda tra i monti per 2.640 chilometri ed è da tempo al centro di gravissime tensioni. Le parti belligeranti parlano di decine di morti, ma lo fanno pubblicando cifre che non solo non sono verificabili ma che sono in forte contrasto tra loro, in quello che appare come un vero braccio di ferro dei numeri.

L'esercito pachistano sostiene infatti che "297 talebani" siano morti negli scontri e che i soldati di Islamabad che hanno perso la vita siano 12. La versione del governo di fatto dell'Afghanistan è invece che nelle violenze siano stati uccisi "55 militari pachistani" e "13 afghani".

Il Pakistan afferma inoltre che le sue truppe abbiano distrutto "16 postazioni dei talebani afghani" e ne abbiano "catturate altre sette" e che abbiano distrutto anche un deposito di munizioni. I talebani dicono a loro volta di aver catturato o distrutto due basi e 19 postazioni, e accusano le forze pachistane di aver ferito 13 civili in un raid missilistico contro un campo profughi nella provincia di Nangarhar.

Tutto questo mentre a Kabul i giornalisti dell'Afp riferiscono di violente esplosioni nella notte e di jet che sorvolavano i cieli fino all'alba. "Le prime due esplosioni sono avvenute più lontano da noi. Le ultime sono state vicino a noi e hanno fatto tremare la casa. Dopo ogni esplosione si sentono i rumori dei caccia", racconta un abitante ai reporter. "Gli scontri al confine sono ormai diventati routine, ed è diventato quasi impossibile vivere qui tra spari e colpi di mortaio", dice invece al New York Times una persona che vive in un paesino del Pakistan non lontano dalla frontiera.

Scontri così cruenti tra i due ex alleati non si vedevano probabilmente da anni, affermano gli esperti. Il governo dei talebani - accusati di gravissime e sistematiche violazioni dei diritti umani, in particolare delle donne - presenta la sua offensiva di giovedì come "una risposta alle ripetute violazioni dei confini () da parte degli ambienti militari pachistani".

Il riferimento è agli attacchi aerei condotti nella notte del 21 febbraio dalle forze pachistane sull'Afghanistan orientale: attacchi in cui Islamabad dice di aver colpito postazioni di miliziani dei talebani pachistani e del gruppo Khorasan dell'Isis uccidendone "almeno 80", ma in cui l'Onu ritiene credibile che siano morti almeno 13 civili. Islamabad accusa infatti l'Afghanistan di non tenere a freno quelli che definisce "terroristi anti-Pakistan" e che sospetta essere dietro a diversi attacchi nel Paese.

I rapporti tra il governo talebano dell'Afghanistan e il Pakistan si sono molto deteriorati negli ultimi mesi. Si stima che più di 70 persone siano morte nei combattimenti scoppiati lo scorso ottobre e seguiti da un fragile cessate il fuoco che non ha però messo completamente fine alle ostilità.

Londra, Pechino, Istanbul: in queste ore diversi attori internazionali hanno chiesto a Islamabad e Kabul di fermare le violenze. La Croce Rossa da parte sua ha annunciato che sta "preparando una risposta operativa ai bisogni umanitari sul terreno", ma ha anche dichiarato che "nessuna risposta umanitaria può sostituire la volontà politica di rispettare le regole della guerra e di dare priorità alla de-escalation".