Un rifugiato quasi cieco, proveniente dal Myanmar, scomparso dopo che agenti della U.S. Border Patrol lo avevano abbandonato in un coffee shop a Buffalo è stato trovato morto in strada cinque giorni dopo.
L'episodio ha dato il via a un'indagine della polizia e alle proteste delle autorità cittadine, che accusano gli agenti di averlo mollato senza avvisare la famiglia e senza alcuna tutela per la sua sicurezza.
Nurul Amin Shah Alam, 56 anni e poche parole di inglese, era stato fermato dagli agenti della Border Patrol il 19 febbraio dopo essere stato rilasciato da un carcere della contea. Era stato liberato lo stesso giorno dopo che le autorità federali avevano stabilito che non era deportabile. Gli agenti lo avevano quindi accompagnato e lasciato a un coffee shop a nord del centro di Buffalo e lo avevano lasciato lì, secondo quanto riferito da autorità e attivisti.
La famiglia, che inizialmente si aspettava che uscisse direttamente dal carcere, non venne stata informata del rilascio. L'avvocato di Shah Alam ne aveva denunciato la scomparsa alla polizia di Buffalo il 2 febbraio.
Shah Alam aveva lavorato in passato nel settore delle costruzioni in Malesia ed era arrivato negli Stati Uniti con la moglie e i due figli in cerca di opportunità, ha riferito alla Cnn un amico di famiglia. L'uomo, che non riusciva a camminare senza un bastone, era negli Stati Uniti solo da pochi mesi prima del suo arresto, ha dichiarato il Legal Aid Bureau di Buffalo, che lo rappresentava legalmente.
Il primo arresto, secondo la famiglia, sarebbe stato il frutto di un malinteso con la polizia. Shah Alam era uscito per una passeggiata e stava usando un bastone per tende come appoggio quando si era perso ed era entrato per errore in una proprietà privata. Non avendo compreso l'ordine degli agenti di lasciare il bastone, era stato arrestato.