Estero

I Verdi espugnano il feudo laburista, Starmer sull'orlo del baratro

27 febbraio 2026
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Una valanga di voti per la sinistra radicale, una disfatta catastrofica per il Labour e per l'oscillante leadership moderata del premier britannico Keir Starmer: destinato a restare al potere forse per qualche mese, ma considerato ormai spacciato dai più - salvo miracoli - in barba al dichiarato rifiuto di darsi per vinto.

È il verdetto senza appello, o quasi, della cruciale elezione suppletiva per un seggio di deputato vacante nel collegio di Gorton and Denton, ai margini dell'area metropolitana di Manchester, feudo laburista fin dal 1931 espugnato fragorosamente dai Verdi di Zack Polanski, carismatico ex attore ed ex ipnoterapista portabandiera d'una svolta antagonista che buca lo schermo.

Ai danni di una formazione di governo che, fra scandali, retromarce, divisioni e fallimenti politici ed economici, precipita addirittura al terzo posto: pure sotto la destra trumpiana anti-immigrazione di Reform Uk, portata da mesi da Nigel Farage, ex tribuno della Brexit, in testa ai sondaggi nazionali del Regno Unito.

I Verdi hanno allineato la candidata perfetta, alla prova dei fatti, giovane, locale, capace di parlare alle minoranze etniche come al malcontento sociale delle periferie ‘bianche’: la 34enne Hannah Spencer, idraulica e stuccatrice, figlia genuina della working class dell'Inghilterra del nord, che ha incassato quasi 15.000 voti, balzando al 41%, davanti al 29% andato a Matt Goodwin (Reform), ex accademico liberal divenuto opinionista tv di ultradestra, e ad appena il 25% di Angeliki Stogia, ignota attivista d'origine greca messa in campo dal Labour starmeriano a racimolare meno della metà dei suffragi del 2024.

Polanski – leader emergente, ebreo e gay, fattosi paladino di ricette di sinistra-sinistra in materia economica, sociale, migratoria o di politica estera, a cominciare dal sostegno alla causa palestinese e dalla critica al "genocidio" imputato a Israele nella Striscia di Gaza – ha rivendicato il risultato in chiave nazionale. "Siamo noi la vera alternativa a Reform", ha esultato al fianco di Spencer, "ora possiamo vincere ovunque".

Parole a cui Starmer è stato costretto a rispondere a denti stretti, dopo aver fatto invano campagna elettorale in prima persona, non senza ricorrere a metodi denunciati come scorretti dagli avversari. "Il risultato è molto deludente ma andrò avanti a lottare", ha detto il premier, riconoscendo il desiderio "di cambiamento" della gente. Ma provando nel contempo a riesumare la retorica del "pericolo degli opposti estremismi che vogliono lacerare" la patria: sia contro la destra "divisiva", sia contro la sinistra di Polanski, che – a sentir lui – evoca tanto "l'uscita dalla Nato nel pieno della guerra russa in Ucraina", quanto "la legalizzazione di tutte le droghe".

Una narrazione che tuttavia al momento non convince il Paese. E neppure larghi strati del suo partito, a cominciare dalla corrente della ‘soft left’. Furiosa per il contestatissimo veto da lui imposto alla candidatura per il seggio in palio ieri del popolare sindaco laburista di Manchester, Andy Burnham, temuto come alfiere di una potenziale sfida alla sua leadership.

Sfida che comunque resta all'orizzonte, nelle previsioni di tutti i commentatori, soprattutto nell'eventualità di una prevedibile nuova débâcle allargata del Labour alle amministrative del 6 maggio. La sconfitta patita dai Verdi appare del resto persino un incubo peggiore rispetto all'ascesa di Reform, poiché impedisce ai laburisti di atteggiarsi a unico baluardo contro la destra. Come una sorta di male minore.

Alcuni deputati di maggioranza coperti dall'anonimato parlano ormai di "minaccia esistenziale" per il partito, senza "un reset ravvicinato" al vertice. Mentre torna a prendere quota l'ipotesi di una futura sostituzione alla disperata di Starmer con figure relativamente più progressiste come la ex viceleader Angela Rayner.

A masticare amaro, malgrado il raddoppio dei voti in una zona tradizionalmente ‘rossa’, è intanto anche Reform Uk, che sperava di approfittare della crisi laburista – segnata fra l'altro dai contraccolpi sempre più gravi dello scandalo Epstein-Mandelson – per fare bottino pieno. E si aggrappa ora a fantomatiche irregolarità nello scrutinio (smentite dalla Greater Manchester Police) o all'accusa ai Verdi d'aver "lucrato su un voto settario", fra appelli per Gaza e bandiere palestinesi: su un bacino elettorale formato dalla comunità locale islamica (anzi "islamista", a detta di Goodwin e Farage) e da "progressisti woke".