Estero

Parigi fa dietrofront sulle dimissioni di Francesca Albanese, solo un richiamo

Il Quai d'Orsay invoca sobrietà e moderazione per i relatori Onu dopo le frasi di Albanese; a Ginevra non è stata richiesta la rimozione

26 febbraio 2026
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La Francia fa dietrofront su Francesca Albanese: la richiesta di dimissioni invocata dal ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, si risolve in un semplice richiamo alla "sobrietà" e alla "moderazione" da parte dei responsabili Onu. Anche se la posizione di Parigi non cambia.

Anzi, tramite un portavoce del Quai d'Orsay, ribadisce che la relatrice speciale per i Territori palestinesi dovrebbe avere la "dignità" di dimettersi. "Prendo atto che la diplomazia francese ha cambiato idea", ha commentato l'italiana, precisando tuttavia che si sarebbe aspettata delle "scuse per gli insulti duri e inaccettabili" ricevuti.

Tutto comincia a inizio febbraio, dopo un intervento di Albanese a un video-forum organizzato da Al Jazeera in Qatar a cui partecipavano, tra gli altri, il leader di Hamas all'estero Khaled Meshaal e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. In un passaggio del suo discorso sui rapporti dell'Occidente con Israele, Albanese aveva parlato di un "nemico comune dell'umanità". Parole che la diretta interessata ha chiarito 48 ore dopo su X: "Il nemico comune è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina", ha affermato.

Ma la frase aveva già scatenato la reazione di un gruppo di parlamentari francesi di area macroniana che hanno chiesto di prendere iniziative contro la funzionaria italiana, accusata di flirtare con Hamas. Richiesta accolta pochi giorni dopo dal ministro (e compagno di partito), Barrot, che l'11 febbraio condannava "senza riserve" le parole della relatrice Onu annunciando in aula dinanzi ai deputati che il 23 febbraio ne avrebbe fatto chiedere le dimissioni in occasione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu a Ginevra.

Ma così non è stato. A quanto si è appreso, l'ambasciatrice francese all'Onu di Ginevra, Céline Jurgensen, non avrebbe chiesto esplicitamente le dimissioni di Albanese, accontentandosi di denunciare "dichiarazioni ripetute e estremamente problematiche". Quindi l'invito a tutti i relatori speciali delle Nazioni Unite a dar prova di "sobrietà, moderazione e discrezione, imposti dal loro mandato".

Il portavoce del ministero degli Esteri, Pascal Confavreux, ha dichiarato a Politico che Barrot rimane dell'idea che le "ripetute provocazioni" di Albanese dovrebbero indurla a lasciare spontaneamente l'incarico. Intervenendo in parlamento il 18 febbraio, Barrot - la cui iniziativa aveva incassato il sostegno di altri Paesi europei - era tornato a condannare la "lunga lista di provocazioni" di Albanese: non solo le parole su un presunto "nemico dell'umanità", ma anche "la giustificazione del 7 ottobre".

Sul piano istituzionale, il margine di manovra della diplomazia francese restava tuttavia molto limitato: gli Stati membri non dispongono di meccanismi per costringere un relatore speciale Onu a lasciare prima della fine del mandato (quello di Albanese arriverà a scadenza nel 2028), salvo adozione di una specifica risoluzione da parte del Consiglio dei diritti umani. Ipotesi ritenuta poco probabile anche a Parigi. Da parte sua, la diretta interessata ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di lasciare.