Opposizioni all'attacco del governo di Keir Starmer al Parlamento britannico dopo il fermo di polizia di Peter Mandelson, ex ministro laburista ed ex ambasciatore britannico a Washington travolto dallo scandalo degli stretti legami col defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein, che segue quello dell'ex principe Andrea di giovedì scorso.
Il nuovo clamoroso sviluppo domina le prime pagine di tutti i giornali, consapevoli del ruolo cruciale rivestito da Mandelson, ex architetto del New Labour di Tony Blair, anche nella politica britannica più recente. Intanto il leader dell'opposizione liberaldemocratica, Ed Davey, ha annunciato la presentazione di una mozione alla Camera dei Comuni in cui si chiede al governo di rendere pubblici i documenti relativi alla designazione di Andrea nella veste di testimonial commerciale di Londra in Asia avvenuta nel 2001 sotto la premiership di Blair: ruolo che è valso al fratello minore di re Carlo, e figlio terzogenito della regina Elisabetta (sospettato di aver spifferato informazioni riservate lucrose all'amico Jeffrey) l'accusa di condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubblica, la stessa per la quale è indagato Mandelson.
Il governo Starmer è già stato costretto nei giorni scorsi a promettere la pubblicazione delle comunicazioni legate alla nomina di Mandelson ad ambasciatore, prevista a partire da marzo.
Per quel che riguarda il caso Andrea, lo speaker della Camera dei Comuni ha da parte sua autorizzato un dibattito pubblico in aula, oltre a quello già previsto alla commissione Commercio, malgrado la prassi in base alla quale il Parlamento non discute mai della casa reale - salvo circostanze eccezionali - per evitare pubblici conflitti fra istituzioni. Prassi che in questo frangente non è tuttavia ritenuta valida poiché l'ex duca di York è stato escluso da ogni ruolo pubblico di rappresentanza della monarchia fin dal 2022 in seguito allo scandalo Epstein. Resta invece il vincolo di non dibattere alla Camera bassa di altri membri attivi della dinastia.