Estero

Teheran si prepara, "risponderemo anche a raid mirati"

23 febbraio 2026
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Il consigliere della Guida suprema Khamenei, Ali Larijani raggiungerà in queste ore Muscat per presentare ai mediatori dell'Oman la posizione iraniana nei colloqui sul nucleare. Se non ci saranno cambiamenti dell'ultima ora, un nuovo round dei negoziati con gli Usa si terrà a Ginevra giovedì. L'incontro avviene mentre gli studenti delle università di Teheran hanno ripreso le manifestazioni contro il regime e appaiono in video mentre bruciano la bandiera del loro Paese. Ci sarebbero vittime, riportano i social.

In Medio Oriente la tensione è sempre alle stelle, con il premier israeliano che in plenaria alla Knesset ha avvertito: "Stiamo vivendo giorni molto complessi, il popolo ne è a conoscenza. Nessuno sa cosa porterà il domani. Bisogna serrare le fila". ha detto, alludendo a un'offensiva iraniana. Teheran da parte sua ha avvertito che considererà qualsiasi attacco, compresi raid limitati, come un "atto di aggressione", rispondendo alle parole di Donald Trump.

Alla Conferenza sul disarmo di Ginevra, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha messo in guardia sul rischio di un'ampia escalation: "Le conseguenze di qualsiasi nuova aggressione non rimarrebbero confinate a un solo Paese e la responsabilità ricadrebbe su coloro che avviano o sostengono tali azioni", ha minacciato.

Oltre le dichiarazioni ufficiali e la diplomazia, Washington e Teheran stanno concentrando in campo forze militari mai viste prima. Le Guardie rivoluzionarie hanno posizionato lanciatori di missili balistici lungo il confine occidentale con l'Iraq, in una zona più vicina a Israele e ai Paesi arabi, lungo la costa meridionale del Golfo Persico, nel raggio d'azione delle basi americane, ha riferito il New York Times.

Fonti vicine a Hezbollah hanno rivelato che il gruppo terroristico libanese filo-Iran non è gestito da leader locali ma da ufficiali dei Pasdaran. I media arabi sottolineano che i comandanti iraniani supervisionano i piani, trasferiscono istruzioni e si muovono con le unità missilistiche di Hezbollah.

L'Idf nelle ultime settimane ha intensificato gli attacchi contro strutture e comandanti dell'organizzazione sciita, ritenendo che possa entrare in azione. Sabato scorso le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato il lancio del missile di difesa navale "Sayyad 3-G" durante le manovre nello Stretto di Hormuz. Un missile che, lanciato verticalmente con una gittata di 150 chilometri, è in grado di creare un ombrello di difesa aerea per le unità navali. Una dimostrazione di forza soprattutto dopo che durante la guerra dei 12 giorni del giungo scorso, l'aeronautica di Tsahal ha annientato la contraerea degli ayatollah. La manovra a tenaglia dell'Iran comprende anche gli Houthi dello Yemen.

Secondo diversi rapporti arabi, nelle ultime settimane le forze di Sana'a hanno aumentato la preparazione militare con esercitazioni a terra simulando operazioni di attacco contro posizioni americane e israeliane, utilizzando armi medie e leggere e fuoco vero. Fonti militari yemenite prevedono l'uso di diversi "missili balistici a lungo raggio, nuovi modelli di droni, armi avanzate in grado di manovrare e colpire obiettivi con elevata precisione" nel caso in cui scoppiasse un conflitto.

Fonte di allarme sono anche i timori per attacchi terroristici contro obiettivi americani in Europa e in Medio Oriente nel caso in cui Trump decidesse di colpire. Il focus riguarda anche la sunnita Al-Qaeda e le sue affiliate. Nel frattempo, la più grande e moderna portaerei del mondo, la statunitense Gerald Ford, dopo essere passata davanti a Creta si sta dirigendo verso le acque israeliane. In caso di conflitto il suo compito sarebbe quello di proteggere Tel Aviv. Nell'aeroporto civile della città sono già atterrati aerei cisterna e cargo militari statunitensi, a rinforzo di quelli già arrivati nei giorni scorsi.