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USA: bufera su Trump per l'attacco ai giudici, "si scusi"

21 febbraio 2026
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Un attacco "senza precedenti" con il quale ha toccato "il suo momento peggiore": dovrebbe quantomeno "scusarsi". Le critiche infuocate di Donald Trump ai giudici della Corte suprema dopo la bocciatura sui dazi sollevano un polverone contro il presidente americano a pochi giorni dall'importante discorso sullo Stato dell'Unione.

All'appuntamento di martedì sera, il primo che vedrà Trump faccia a faccia proprio con i togati dell'Alta corte, il presidente arriva invece frustrato e arrabbiato, con la sua agenda in subbuglio e lo spettro di una guerra con l'Iran.

Per i repubblicani è lo scenario peggiore: già di per sé imprevedibile, il presidente "ferito" dalla Corte suprema potrebbe lanciarsi in un'invettiva pubblica contro i saggi dal palco del Congresso, mettendo i conservatori all'angolo.

In passato, quando Barack Obama criticò, con toni ben meno accesi, la Corte suprema per la sua decisione sui finanziamenti alla campagna elettorale, dai repubblicani si alzò una levata di scudi in difesa della divisione dei poteri e contro le critiche all'organismo giuridico per eccellenza.

Di fronte alle parole di Trump contro Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, i due giudici che il presidente ha nominato, i conservatori si sono chiusi nel silenzio consapevoli che di fronte a un Trump frustrato una critica, anche velata, potrebbe scatenare una reazione fuori controllo.

A non tacere è il "Wall Street Journal", il quotidiano del conservatore Rupert Murdoch: "deve delle scuse ai saggi", si legge in un'opinione del board editoriale, dove si nota che la decisione sui dazi è una "monumentale rivendicazione della separazione dei poteri sancita dalla Costituzione. Potremmo definirla il vero Liberation Day dalle tariffe".

I leader repubblicani del Congresso sono i più preoccupati dalla rabbia di Trump. Finora sono riusciti a nascondere le divisioni del partito sui dazi. Ma di fronte alle crescenti pressioni della Casa Bianca e di alcuni deputati e senatori MAGA ("Make America Great Again"; lo slogan di Trump) affinché i dazi vengano codificati in legge e venga concessa maggiore autorità al presidente, lo speaker della Camera Mike Johnson e il leader in Senato John Thune potrebbero trovarsi all'angolo e non riuscire a esaudire i desideri di Trump.

I dazi non solo non piacciono a molti nel partito, sono bocciati anche da una buona fetta di americani che saranno chiamati a votare alle elezioni di metà mandato di novembre. Frustrati dal carovita e dalla stretta eccessiva di Trump sull'immigrazione, molti elettori sembrano aver preso le distanze dal partito conservatore anche in roccaforti come il Texas, dove i democratici a sorpresa avanzano.

Una sconfitta a novembre appare probabile, il nodo è capire di quale entità: secondo in sondaggi, gli stessi che indicano la popolarità di Trump ai minimi, la perdita del controllo della Camera è quasi scontata per i conservatori. Il rischio che aumenta con il passare delle settimane è quello di perdere anche il Senato, rendendo di fatto Trump un'anatra zoppa negli ultimi due anni del suo mandato.

Al voto mancano ancora più di sei mesi e Trump e i repubblicani sperano di riuscire a invertire il trend in atto. Una Corte suprema "ostile" però potrebbe complicare il lavoro: davanti ai saggi ci sono infatti altri casi importanti per il presidente, dallo ius soli che il presidente vuole abolire fin dal giorno del suo insediamento, all'indipendenza della Federal Reserve (la banca centrale americana) che passa per la possibilità del presidente di licenziare la governatrice Lisa Cook, nominata dal suo predecessore Joe Biden.

Se Trump ha preso in modo così personale la decisione sui dazi, le sue reazioni alla future decisioni - nel caso di sconfitta - potrebbero essere ancora più violente. Gli attacchi a Barrett e Gorsuch, secondo i malevoli, potrebbero essere un avvertimento agli membri della Corte suprema, incluso quel Brett Kavanaugh che per ora il presidente ha nominato suo "nuovo eroe" per i dazi.