"La Germania deve essere forte". Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha indicato questo obiettivo con un discorso da europeista convinto, da atlantista deluso ma non ancora spezzato e lo spirito di un coach, che vuole motivare il paese, affinché torni a esprimere il meglio di sé, soprattutto restando una forza "industriale".
"La Germania deve essere al top della forma altrimenti non ce la faremo a raggiungere quello che ci proponiamo!", ha esclamato a Stoccarda (Baden-Württemberg), dove al congresso del partito è stato riletto alla presidenza con il 91,2% dei voti dei delegati.
Un buon risultato, per nulla ovvio, che ha perfino un po' migliorato quell'89,8% di due anni fa. Il Parteitag è stata anche l'occasione per prendere un impegno "definitivo" con gli elettori: mai con l'ultradestra dell'Alternativa per la Germania (AfD), accusata di "ipocrisia", abusi di potere e logiche da "selfservice". "Cercherò l'approvazione alle politiche della CDU (Unione cristiano democratica, di centro-destra) solo al centro", ha promesso.
In platea, per la prima volta da quando il partito è guidato dall'ex avvocato milionario, anche la ex cancelliera Angela Merkel. E non è ancora dato sapere se la sua presenza sia un'ennesima sfida - in vista delle presidenziali dell'anno prossimo a cui i Verdi la vorrebbero candidata, ma lei smentisce - o piuttosto un segnale di unità di un partito, che deve riannodare i fili delle diverse anime che esprime.
Ad ogni modo, i due ex acerrimi avversari politici si sono salutati con grandi sorrisi, e quando Merz l'ha nominata dal palco i delegati hanno regalato all'ex Bundeskanzlerin, da tempo bersaglio di forti critiche ex post, una lunga ovazione. A Stoccarda è arrivato anche il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani, il quale ha lodato il cancelliere: "Il rapporto con la Germania, soprattutto da quando c'è Friedrich Merz, è un rapporto che permette all'Italia e alla Germania di essere la vera locomotiva d'Europa in questo momento, anche una locomotiva politica, che porta a un rinnovamento l'Unione europea".
Il Kanzler, anzi l'"Aussenkanzler" ("cancelliere degli esteri"), come lo definiscono (e lui se ne compiace ritenendolo "un complimento"), in realtà non è nel suo momento migliore: buona parte della sua credibilità se l'è giocata sul piano delle riforme, insufficienti secondo molti del suo seguito a dare una vera svolta all'economia.
Chi gli è fedele, come il segretario Carsten Linnemann, dà la colpa agli alleati socialdemocratici in governo, che non impediscono un netto taglio alle politiche sociali. Manca quello che i più conservatori chiamano "coraggio". Merz è però tornato a sferzare i tedeschi: "Io non voglio moderare, non voglio limitarmi a descrivere quello che nel mondo accade comunque. Io voglio trainare, voglio motivare, voglio porre degli obiettivi ambiziosi, voglio motivare alla performance innanzitutto il governo federale, e anche tutto il paese. La Germania deve tornare ad essere in forma smagliante, altrimenti non ce la faremo a fare tutto quello che proponiamo". "Siamo ancora la terza potenza economica mondiale, ma i prossimi anni decideranno se saremo ancora una forza globale", ha aggiunto ricordando i danni degli ultimi anni di recessione.
Sul fronte internazionale, Merz è tornato a sottolineare di "non voler rinunciare" con "superficialità" al partenariato con gli Stati Uniti. Pur affermando che l'Europa deve prendere nelle mani il suo destino, essere "sicura, forte e libera", e imparare "il linguaggio del potere". E una Germania forte, ha chiosato, è il presupposto perché lo sia anche l'Europa.