Estero

Iran lavora a una bozza d'accordo, "Pronta in 2-3 giorni"

20 febbraio 2026
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L'Iran sta lavorando ad una bozza d'accordo sul nucleare che intende presentare entro due o tre giorni alla Casa Bianca mentre le lancette dell'ultimatum lanciato dal presidente statunitense Donald Trump - che ha dato alla Repubblica islamica dieci giorni per "arrivare ad un accordo serio", minacciando "brutte cose" - continuano a correre inesorabilmente.

Nel frattempo Washington sta completando lo schieramento della sua armata nell'area mediorientale, con la portaerei Gerald Ford già nel Mediterraneo. Una forza di tali dimensioni non si era vista dal 2003, quando gli Stati Uniti invasero l'Iraq. E se Trump oggi ha detto di star valutando un attacco limitato, per il il quotidiano newyorkese The Wall Street Journal qualora Teheran continuasse a rifiutarsi di negoziare, gli USA risponderebbero con una campagna su vasta scala, potenzialmente capace di rovesciare il regime.

A parlare di uno schema d'accordo in fieri è stato il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi. "Il prossimo passo per me è presentare una bozza di possibile intesa ai miei omologhi negli Stati Uniti. Credo che nei prossimi due o tre giorni sarà pronto e, dopo la conferma definitiva da parte dei miei superiori, sarà consegnato a Steve Witkoff", emissario di Trump, ha dichiarato.

Il capo della diplomazia di Teheran ha negato che Washington abbia chiesto all'Iran di interrompere il suo programma di arricchimento dell'uranio. "Gli Stati Uniti non hanno chiesto l'arricchimento zero", ha detto, aggiungendo che nemmeno l'Iran si è offerto di sospenderlo. "Ciò di cui stiamo parlando ora è come garantire che il programma nucleare iraniano, compreso l'arricchimento, sia pacifico e rimanga pacifico per sempre".

Ma se Teheran tende un ramoscello d'ulivo, gli Stati Uniti continuano ad ammassare le loro forze nell'area in previsione di un attacco. In una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, la missione iraniana all'ONU ha denunciato che la retorica del presidente americano "segnala un rischio reale di aggressione militare".

L'armata americana si compone innanzitutto di un'impressionante forza navale. La portaerei più grande del mondo, la Uss Gerald R. Ford, è entrata nel Mar Mediterraneo attraversando Gibilterra. La supportano vari mezzi tra cui cacciatorpediniere lanciamissili e uno stormo aereo composto da caccia Super Hornet F/A-18E e F/A-18F, oltre che velivoli di allerta precoce E-2D, nonché gli elicotteri Seahawk MH-60S e MH-60R e i Greyhound C-2A. La nava Ford impiegherà tre-quattro giorni per posizionarsi a sud di Cipro, pronta all'attacco e a scudo di Israele.

Nel Mar Arabico al largo della costa dell'Oman è invece già schierata la portaerei Uss Abraham Lincoln, accompagnata da un gruppo d'attacco, tra cui anche tre cacciatorpediniere lanciamissili con missili Tomahawk e una forza aerea che comprende caccia F-35. Negli ultimi giorni si è poi registrata anche un'impennata di voli di mezzi di trasporto militari statunitensi, aerei cisterna, velivoli di sorveglianza e droni verso basi in Qatar, Giordania, Creta e Spagna.

Un dispiegamento di forze che non si vedeva dal 2003, quando gli Stati Uniti radunarono le forze prima dell'invasione dell'Iraq, e ben maggiore rispetto al dispositivo messo in campo per la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro. Dimensioni che fanno supporre che Trump si stia concedendo la discrezionalità di lanciare una campagna prolungata assieme ad Israele.

Per The Wall Street Journal, Trump però starebbe valutando un attacco limitato per costringere l'Iran a trattare e accettare le richieste americane nell'accordo sul nucleare. L'inquilino della Casa Bianca continua a non sciogliere la riserva. Alla domanda di un giornalista se stia considerando un attacco limitato, ha risposto sibillino: "Lo sto prendendo in considerazione".