Estero

Tutti contro La France Insoumise per la morte di Quentin

18 febbraio 2026
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Salgono a 11 le persone fermate in Francia nell'indagine per la morte, sabato scorso a Lione, di Quentin Deranque, giovane "nazionalista" che faceva il servizio d'ordine per una manifestazione di femministe di estrema destra. Dalla strada, la battaglia si è trasferita negli ultimi giorni nei palazzi del potere, dove La France Insoumise (LFI) è accusata di legami con "La Jeune Garde", un movimento della sinistra estrema già sciolto d'autorità lo scorso giugno. E proprio alcuni esponenti di questo "collettivo" sarebbero fra i colpevoli del pestaggio del ventitreenne Quentin, colpito con calci e pugni alla testa quando era già a terra.

In sei, secondo il procuratore, hanno infierito sulla vittima come si vede in un video disponibile sui social. Tutti i partiti francesi, a cominciare da quelli di governo, hanno lanciato un appello a LFI affinché escluda dai suoi ranghi Raphaël Arnault, eletto deputato dopo aver scoperto di essere schedato come "S", la stessa lettera che identifica chi è a rischio radicalizzazione e terrorismo. Anche per proteggere il suo entourage, ha scelto lo pseudonimo di Arnault per candidarsi. In molti lo sospettano di essere coinvolto nelle aggressioni, quanto meno dopo che tra i fermati è emersa la figura di Jacques-Elie Favrot, suo assistente parlamentare. Favrot è stato immediatamente sospeso ed espulso dall'Assemblée Nationale.

Ai precedenti fermi si sono aggiunti quelli di un secondo assistente parlamentare di Arnault e quello di un ex stagista. Quest'ultimo è accusato - secondo fonti degli inquirenti - di aver direttamente partecipato al pestaggio di Quentin, mentre il primo avrebbe soltanto aiutato l'altro a sfuggire alle forze dell'ordine. Favrot non è l'unico schedato "S", fra i fermati, ma anche nel movimento disciolto e rimasto ai margini della legalità, la "Jeune Garde", ce ne sarebbero diversi. Ed è stato proprio Arnault, oggi parlamentare di LFI che molti chiedono a Jean-Luc Mélenchon di espellere dal partito, a fondare quel gruppo al centro dei sospetti degli inquirenti per la morte di Quentin. Maud Bregeon, portavoce del governo, ha chiesto stamattina che sia "escluso" dal gruppo parlamentare. Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha sparato a zero: Arnault dovrebbe "dimettersi", attorno a La France Insoumise bisogna erigere un "cordone sanitario".

Immediata la replica del coordinatore del partito, braccio destro di Mélenchon, Manuel Bompard: "Il governo mostra un disprezzo assoluto per la separazione dei poteri", Arnault "non è assolutamente coinvolto nell'inchiesta in corso". Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha accusato Mélenchon di "non essersi reso conto della dimensione del dramma", la portavoce del governo Bregeon è giunta ad auspicare che "non siedano più in Assemblée Nationale dei deputati di LFI".

Il primo ministro Sébastien Lecornu aveva chiesto a LFI di "fare pulizia nei suoi ranghi". François Hollande, ex presidente della Repubblica socialista, e Raphaél Glucksmann, leader di "Place Publique", vicina al PS, hanno escluso ogni possibile futura alleanza con LFI. Nella sede parigina del partito di Mélenchon, a metà mattinata c'è stata un'allerta alla bomba. Breve l'evacuazione dei dipendenti presenti, il tempo sufficienti di appurare che si trattasse di un falso allarme. Ma è bastato per far protestare la vicepresidente degli Insoumis in Assemblée Nationale, Clémence Guetté: "Si è oltrepassato un limite - ha detto - chi utilizza il dramma e la morte di un giovane per prendersela con La France Insoumise deve far cessare le sue abiette manovre". Mélenchon, che non nega in passato rapporti del suo partito con "La Jeune Garde", spiega che ormai non ce ne sono più a causa di "divergenze", in particolare per il fatto che LFI "non condivide la violenza". Detto ciò, il capo di LFI ha proclamato di "non accettare lezioni" da Lecornu.