"All'epoca dei massacri, all'inizio del 1998, ero uno studente a Zurigo. Non stavo progettando di prendere il controllo del Kosovo. L'unico che stava facendo piani macabri era Slobodan Milošević": così si è difeso l'ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi nelle dichiarazioni finali del processo che lo vede imputato insieme ad altri tre ex comandanti dell'Uck di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Processo che si è tenuto presso le Camere separate per il Kosovo, il tribunale speciale con sede all'Aja.
Ora si attende che, entro tre mesi, il collegio dei giudici raggiunga un verdetto. Per Thaçi e gli ex capi dell'Uck e speaker del Parlamento di Pristina Kadri Veseli e Jakup Krasniqi e l'ex deputato Rexhep Selimi la procura all'Aja ha chiesto 45 anni di detenzione. Tutti gli imputati si sono proclamati innocenti e gli avvocati della difesa hanno sostenuto che non ci sono prove dei presunti crimini.
Thaçi ha sottolineato che la decisione di tornare in Kosovo (da Zurigo) è stata motivata dal desiderio di contribuire alla libertà del suo Paese, che la cooperazione con l'Occidente e la Nato è stata cruciale per la vittoria del Kosovo e che l'indipendenza non è un mezzo di potere personale. Riferendosi ai fatti del 1998-1999, Thaçi ha detto: "Vedendo i massacri nel mio Paese, non ho potuto rimanere indifferente. Ho deciso di venire in Kosovo e fare quello che chiunque di voi avrebbe fatto. Ne sono orgoglioso e non me ne pentirò mai", e il processo "è un insulto alla memoria degli eroi e delle migliaia di vittime, nonché agli sforzi della Nato".
Secondo Thaçi, l'unico nemico suo e dell'Uck era il regime di Milošević. "Mi sono unito alla resistenza in Kosovo, ma non ero io la ragione per cui l'Uck si stava mobilitando, ma Milošević. (Madeleine) Albright lo disse allora meglio di me, e la cito: 'Milošević, con il suo comportamento nei confronti del popolo del Kosovo, è il più grande reclutatore dell'Uck'". Quanto al processo contro di lui che si è contestualmente aperto oggi per le accuse di intralcio alla giustizia e condizionamento dei testimoni nel processo principale, le affermazioni dell'accusa, secondo Thaçi, sono "false, assurde e offensive". Degli altri imputati, Selimi ha affermato che la storia del Kosovo non può essere riscritta in un'aula di tribunale.
Quindi, il presidente del Tribunale Speciale, Charles Smith III, ha dichiarato chiuso il processo, annunciando che avrebbe contattato le parti nei prossimi mesi per stabilire la data dell'annuncio e la revisione del verdetto.