Il governo fissa un preavviso di trenta giorni senza data precisa aprendo uno scontro con la Federazione degli ordini degli avvocati
Nuova stretta sull'immigrazione in Giappone, in un quadro normativo che è già tra i più rigorosi nel mondo industrializzato. Dal primo febbraio l'Agenzia per i servizi dell'immigrazione (Isa) ha abolito l'invio delle notifiche preventive di espulsione agli avvocati che rappresentano cittadini stranieri destinatari di rimpatrio forzato.
Una decisione sostenuta dalla premier conservatrice Sanae Takaichi, che ha aperto un nuovo fronte di scontro con la Federazione degli ordini degli avvocati giapponesi (Jfba). La misura segna un cambio di rotta rispetto al sistema introdotto nel 2010, quando al governo sedeva il Partito democratico del Giappone (Dpj), che prevedeva la comunicazione ai legali con due mesi di anticipo rispetto alla data di espulsione.
Con le nuove direttive, gli stranieri riceveranno un preavviso diretto di trenta giorni, ma senza l'indicazione della data precisa del rimpatrio. Secondo l'esecutivo, la stretta risponde a criticità operative documentate: dal 2019 almeno sette stranieri sarebbero scomparsi dopo la notifica ai legali, e cinque risultano ancora irreperibili a fine 2025. La cancellazione dei voli e le operazioni di ricerca avrebbero comportato costi per circa tre milioni di yen (poco più di 15'000 franchi).
Il governo assicura che le garanzie procedurali restano pienamente tutelate. Di diverso avviso la Jfba, che definisce la decisione una "misura unilaterale, priva di esame fattuale". Senza una data certa di rimpatrio, sostengono gli avvocati, il termine di trenta giorni non garantisce tempi adeguati per presentare ricorso, con il rischio di aggravare situazioni umanitarie già delicate. La riforma si inserisce in un quadro di rafforzamento della linea securitaria e in generale un approccio più rigoroso sul controllo dell'immigrazione.
A gennaio 2025 le posizioni irregolari registrate erano oltre 74'800, mentre l'obiettivo dichiarato dell'esecutivo è raddoppiare i rimpatri forzati entro il 2027. Numeri che restano contenuti nel confronto internazionale. Il Giappone è tra le economie avanzate con la più bassa incidenza di popolazione straniera: circa il 2,5% del totale, poco più di 3 milioni di residenti su 125 milioni di abitanti. Anche sul fronte dell'asilo le cifre sono limitate rispetto ai partner occidentali, con riconoscimenti che, secondo i dati del ministero della Giustizia (Moj), si attestano su poche centinaia l'anno, e un tasso di respingimento delle domande che si assesta al 98%.